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L’educazione è proibita… ma possiamo liberarla

L’Educacion Prohibida è il titolo di un docufilm sulla scuola di una ricchezza sconvolgente. Siccome vi voglio bene non vi racconto la trama ma solo il finale ?

di Paolo Mai

“L’EDUCAZIONE OGGI E’ PROIBITA, non per colpa dei docenti, non per colpa dei bambini, non per colpa delle famiglie. L’EDUCAZIONE LA PROIBIAMO TUTTI ogni volta che scegliamo di girarci dall’altra parte invece di ascoltare. Ogni volta che preferiamo la meta al percorso. Ogni volta che lasciamo tutto uguale senza provare qualcosa di nuovo…”

Queste le parole di uno dei ragazzi con cui termina la pellicola. E i ragazzi e le ragazze sono i protagonisti assoluti di questa storia emozionante. Gli stessi ragazzi e ragazze che frequentano la scuola su cui tutti dissertano ma che non vengono mai interrogati a riguardo. E’ importante che sappiano a memoria la lezione non certo che esprimano la loro opinione. Che ne pensano loro della scuola ? Cosa si portano via dopo anni e anni trascorsi, spesso seduti ad ascoltare il monologo di un adulto?

Mi piacerebbe proprio che al centro di questo prolisso dibattito sulla scuola venisse messo il loro sentire forse allora troveremmo la strada giusta, quella che porta al benessere di tutti quelli che la scuola la vivono quotidianamente.

Per loro però parlano i dati, il tasso di dispersione scolastica, il malessere che vivono il 73% dei nostri alle medie, la depressione infantile e tanto tanto altro su cui preferisco soprassedere.

La domanda è: ci interessa realmente quello che pensano e che sentono?

A me pare che molti di quelli che si esprimono sulla questione siano mossi da interessi personali o di parte e non mi stupisce affatto. E’ questa la società in cui viviamo, si ride per convenienza, si creano relazioni per trarne vantaggio, e l’amore per la verità, la dignità, l’autenticità sono parole di un vocabolario che abbiamo smesso di aprire.

“E’ colpa delle famiglie che non sanno dire di no e che arrivano a picchiare i docenti” grida il venditore di libri destinati al corpo docente.

“E’ colpa delle maestre incompetenti “urlano le famiglie che non hanno tempo per affrontare le questioni riguardanti il benessere dei propri figli.

Tutti sparano a zero, portatori sani di una verità che è solo un pezzo della storia.

Non serve a nulla lamentarsi, è una sciocca illusione pensare di risolvere i problemi cercandone le cause all’esterno.

Adesso noi adulti dovremmo cominciare una serie autocritica, famiglie e maestre, e fare un po’ di silenzio per lasciare spazio a loro, a quelli che la scuola la subiscono senza poter parlare.

Qualche tempo fa durante un convegno un dirigente, uno di quelli vestiti da alternativi, davanti a un docente universitario, uno di quelli che parla di una nuova scuola ,ha dichiarato ” Il problema è che i giovani non si ribellano più, accettano supinamente quello che viene loro proposto ” . Volevo picchiarlo ma siccome ho imparato un po’ a trattare la signora rabbia mi sono limitato a porre un quesito” Mi perdoni signor preside. Sarà che noi adulti siamo supini e questo esempio, veramente poco degno, in qualche maniera freni il loro moto di ribellione ? Lei per esempio in che maniera si ribella ? I suoi alunni fanno l’Invalsi ? Ha mai fatto battaglie per reclamare un rapporto educatore bambino che non sia 1 a 25 o contro quell’assurda precarietà nel ruolo che spinge una maestra di Caserta per esempio a doversi trasferire per mesi a Novara lontano dai figli ? ”

“Guardi” mi dice lui, mentre il docente che prima annuiva di fronte al proclama del dirigente si faceva serio e preoccupato “io tutti i giorni vado a scuola in bicicletta!”. “Bene, ora tutto è tristemente chiaro, signor preside, non aggiungo altro e non c’è bisogno che lo faccia anche lei” dico io un attimo prima di allontanarmi mentre la signora rabbia mi diceva “E dai ogni tanto qualche pugno dallo, sbagliare fa bene ”

Sarebbe bello, meraviglioso che  qualche maestra o genitore domani chiedesse ai bambini e alle bambine “Beh come ti senti oggi? ti è piaciuta la scuola ? come la vorresti?” e ci facesse sapere.

Magari insieme troviamo il coraggio di non girarci dall’altra parte e di non lasciare tutto uguale senza provare qualcosa di nuovo.

 

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