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L’ASILO NEL BOSCO DI OSTIA ANTICA, NON SOLO E SEMPRE EDUCAZIONE IN NATURA

di Paolo Mai

Qualsiasi progetto educativo dovrebbe avere come finalità il ben-essere dei bambini e le bambine. Essi/e hanno dei bisogni peculiari che cambiano in relazione alla vita di ciascuno di loro. Vivono immersi, come tutti noi, in un sistema sociale, culturale e ambientale e questo fa si che ciascuno di loro, in un determinato momento, abbia un bisogno proprio che nasce dalla sua unica e irripetibile storia personale.

E’ evidente che il bisogno di movimento e  quello di esplorazione sono molto diffusi nell’età del nido ( da quando gattonano in poi ), della scuola dell’infanzia e della scuola primaria(almeno i primi anni) ma essi non sono le sole necessità che possono emergere. Il bisogno di contatto, di relazione, di contenimento, d’intimità, di riposo sono solo alcuni.

La domanda che ci siamo posti è : l’ambiente naturale è lo spazio migliore per rispondere a tutti i bisogni  che possono emergere ?

La risposta che ci siamo dati è che si, sicuramente la natura crea le condizioni sfacciatamente migliori per alcuni di essi ma non per tutti.

Nonostante qualcuno sembra non pensarla come noi, almeno a giudicare da quanto tempo i bambini e le bambine passano in natura, siamo abbastanza convinti che l’educazione in natura sia l’ambiente educativo più funzionale per il movimento , la conoscenza del mondo e la custodia e lo sviluppo del pensiero creativo e divergente.

Da qui a pensare che i nostri debbano vivere l’intera quotidianità in natura ce ne passa, proprio perché la risposta ad alcuni bisogni reclama un luogo diverso, piu’ raccolto, intimo e con dei confini chiari. Ci sono altri bisogni e visto che tanti bambini e bambine trascorrono con noi gran parte della giornata non possiamo trascurarli o delegarli.

Reputiamo per questo fondamentale la presenza di un riparo, di un luogo coperto confortevole da affiancare alla ricchezza della vita in natura.

Siamo molto felici che in Italia molti di coloro che stanno sperimentando la Pedagogia del bosco si siano posti la medesima domanda e si siano dotati  anche di uno spazio coperto.

La mia cara amica Petra Jaeger, fondatrice del primo waldkindergarden tedesco, ma soprattutto una maestra fantastica perché libera dai radicalismi che spesso nascono da un modello educativo rigido e immutabile, ha deciso col suo gruppo di lavoro e le famiglie di dotarsi di una bella casetta nel bosco dopo decine di anni trascorsi interamente in natura . Non è che Petra la pensasse diversamente da noi negli anni precedenti ma la sua scuola occupava la giornata dei bambini e delle bambine solo per poche ore e allora il soddisfacimento di taluni bisogni che nel bosco non trovavano le condizioni ideali trovavano risposta nelle altre ore della giornata nel contesto familiare. Ora si è accorta, perché hanno cominciato a comunicarglielo i piccoli che c’era bisogno anche nella mattinata di un riparo confortevole e allora si è organizzata.

Ecco una brava maestra secondo me deve proprio fare questo, ascoltare i bambini ed essere libera di cambiare la sua proposta se ne emerge il bisogno, perché una brava maestra ha interiorizzato il più grande insegnamento di uno dei miei maestri preferiti che si chiamava Socrate e che gridava “l’unica cosa che so è di non sapere”. Partendo da questo principio le rigidità , i radicalismi non hanno senso e siamo costretti ad essere vivi e ad evitare le scorciatoie, come quella di applicare sic et simpliciter, indipendentemente da quel che ci comunicano i bambini e le bambine i precetti di un modello che pretende di essere valido per tutti.

A me Socrate e Petra piacciono molto e amo essere libero perché la mia libertà credo possa essere un esempio prezioso per le creature che mi affidano, per questo nella nostra scuola abbiamo oltre 300 mq di spazio coperto. Questo spazio ad essere sinceri è veramente poco frequentato dai nostri esploratori ma c’è e questo li rassicura e li fa sentire ascoltati. Possono scegliere perché solo loro possono sapere realmente cio’ di cui hanno bisogno e la pretesa di sostituirsi a loro in questa faccenda mi pare presuntuosa e poco saggia.  Un tale chiamato Rousseau già qualche anno fa era giunto alla stessa conclusione e reclamava un ruolo dell’adulto discreto, umile e amorevole.

Sobbalzo e mi infastidisce un po’ quando identificano il nostro asilo nel bosco solo come un luogo dove i bambini possono uscire con la pioggia e saltare nelle pozzanghere. Credo o almeno lavoriamo per questo, che sia molto di più. Un luogo dove ciascuno di loro possa svilupparsi integralmente e non solo sull’aspetto motorio o esplorativo è per questo che lavoriamo ed è per questo che abbiamo bisogno anche di luoghi raccolti e intimi dove poter occuparci delle loro emozioni e delle loro relazioni.

Sottolineo la parola nostro perché per fortuna il nostro asilo nel bosco è differente da tutti gli altri, perché differenti sono i bambini e le bambine e soprattutto perché anche dietro questo nome che qualcuno utilizza come brand si nascondono anche persone poco libere e con intenti diversi dai nostri , e queste persone a noi piacciono veramente poco.

Il nostro asilo nel bosco non è solo natura , è un luogo di ascolto , di libertà e di socialità sempre pronto a cambiarsi d’abito perché lo reclamano bambini e bambine e ascoltarli è la nostra missione

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