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IL RUOLO DELLA PSICOLOGIA NEI CONTESTI EDUCATIVI …Ed in una Scuola nel Bosco

di Rita Gatto

Cosa c’è a Scuola che non sia apprendimento, studio, materie, didattica? Se non vi viene facile trovare una risposta, eravate probabilmente i “secchioni” della classe. Qualche esempio? L’insegnante rigido che nessuno capisce quando spiega o quello simpatico e comprensivo, il compagno che picchia quando gli gira male, l’amica più popolare… e ovviamente se ne potrebbero aggiungere molti altri ancora.

Se da un lato la Scuola è considerata uno dei possibili luoghi di manifestazione del disagio, nel quale appunto le variabili in gioco sono tante – alcune legate alle caratteristiche della storia personale e familiare, altre di natura interna all’istituzione scolastica, altre ancora di tipo socioculturale – dall’altro diventa uno spazio, utile a chiunque, per comprendere e conoscere i propri vissuti, sensazioni, sentimenti, atteggiamenti; una palestra per stimolare e promuovere l’espressione del sé, la costruzione di autostima positiva e auto-accettazione, e l’assunzione di strategie comportamentali utili per esprimere le proprie richieste, bisogni e desideri.
Al di là del passaggio progressivo di informazioni utili a tracciare la strada degli interessi personali e del futuro lavorativo, come vanno quindi educati i bambini affinché siano in grado di combattere le emozioni distruttive, coltivando quelle sane e positive? I bambini vedono tutta una serie di problemi, ma dov’è che vengono educati a mettere le loro emozioni in relazione ai problemi che assediano la società? Dov’è un’educazione che possa aiutarli ad attenuare le emozioni negative e a coltivare quelle positive? Il bisogno di relazione è un bisogno primario e se non soddisfatto pienamente porta ad un arresto dello sviluppo affettivo e cognitivo: l’apprendimento non è possibile al di fuori di una relazione significativa con chi insegna (Blandino e Granieri, 1995). Per far apprendere è necessario comprendere i sentimenti e le emozioni di chi apprende, cioè è necessario aiutare i più piccoli a verbalizzare i propri sentimenti, soprattutto quelli negativi (come ad es. la rabbia): si parla cioè di un’integrazione tra cultura emozionale e intellettuale, di allargare l’educazione all’insegnamento dell’intelligenza emotiva. Risulta più semplice a queste condizioni riconoscere la Scuola sia come intreccio di relazioni in cui ogni protagonista (studente, insegnante e genitore) mette in gioco l’affettività, le emozioni, i sentimenti personali che lo caratterizzano, che come spazio che accoglie anziché respingere le difficoltà. Per tale motivo è importante che vi sia collaborazione e costruzione di strategie condivise tra Famiglia e Scuola per garantire un totale esito formativo dei bambini e ragazzi.

Oltre ai sorprendenti vantaggi fisici e psichici che una Scuola all’aperto può offrire – riscontrati nei risultati ottenuti da studi realizzati principalmente in Germania e in Danimarca – l’Asilo nel Bosco è un esempio calzante di quella che può essere definita un’educazione sociale ed emozionale attraverso la rete Scuola-Famiglia. Vi è un concetto di Scuola che cerca di organizzarsi come comunità: l’adulto, insegnante o educatore o genitore che sia, esige rispetto, ma nel contempo si assicura che tutto funzioni bene e contribuisce secondo le proprie capacità e potenzialità lì dove necessario all’accrescimento della comunità stessa. Un aspetto importantissimo per le scuole del bosco e i loro bambini è il vedersi parte di un tutto più ampio, di un mondo vario pieno di relazioni e interconnessioni. La Natura rispecchia in modo particolare quest’aspetto, essendo un ampio organismo nel quale convivono congiuntamente alberi, piante, animali e microorganismi in relazioni poliedriche e tutti in equilibrio tra loro, ossia un equilibrio auspicabile anche per il genere umano (Berthold/ Ziegenspeck, 2002).
Ed è in queste circostanze che è utile inserire, e nel caso specifico dell’Asilo nel Bosco si inserisce, la figura di uno Psicologo scolastico, dandogli il grande vantaggio di trovarsi direttamente dove diversi individui vivono quotidianamente buona parte della giornata. Così previsto, lo scambio con tale figura può essere vissuto con più serenità e naturalezza, proprio perché meno medicalizzato rispetto all’accesso come paziente ad un Servizio Sanitario esterno.
Oltretutto, in questo intreccio di relazioni è utile non perder di vista il Benessere dei bambini, ma anche degli adulti che se ne prendono cura, sostenendoli ed alleviando loro il peso di risolvere da soli i problemi personali degli studenti, che spesso assumendo atteggiamenti conflittuali compromettono il loro apprendimento e la loro socializzazione, ma si fanno anche portavoce di difficoltà più ampie che vanno ben oltre l’apprendimento fine a sé stesso.
Sia la Scuola che la stessa Psicologia possono pertanto beneficiare della collaborazione reciproca: la Scuola perché può arricchirsi delle conoscenze sui processi psicologici e sullo sviluppo del bambino; la Psicologia perché può capire a pieno i bisogni emergenti del bambino in relazione ai contesti in cui questi crescono e si sviluppano.

La Psicologia con gli occhi dell’immaginario comune
Quando si pensa ad uno Psicologo, si formano sin da subito immagini che possono essere legate alle esperienze pregresse, alle tanto note voci di corridoio, alla conoscenza comunitaria, e così via… può figurarsi ad esempio un tipo molto serioso, che scruta e analizza dietro ad un lettino e che mette un po’di timore; o un tipo “tuttologo”, ferrato su tutto e tutti, anche perché in fondo deve capire e risolvere i problemi.
Per esperienza posso dirvi che spesso la visione di molti in merito a “chi è lo Psicologo” e “come opera” è ridotta o particolarmente antiquata. Alcune persone infatti associano il ricorrere allo Psicologo ad una sconfitta, ad un essere perdenti perché non si è in grado di risolversi da soli le proprie problematiche; altri invece all’avere serie patologie psichiche; altri ancora lo ritengono inutile riducendo tutto al solo benessere fisico e perdendo di vista l’importanza del benessere psicologico; e poi c’è quella fetta di persone che fa ancora domande del tipo “Ah sei Psicologa? Allora puoi leggermi nel pensiero?!”.
Citazioni tipiche possono essere “Lo psicologo si occupa di curare le persone che stanno male, che soffrono di ansia oppure di depressione”; “Lo psicologo interviene per diagnosticare i casi di patologia mentale, per aiutare le persone che sono a rischio”, o ancora “Lo psicologo contribuisce alla prevenzione del disagio, soprattutto per gli individui che appartengono ad ambienti particolarmente svantaggiati”.
Ancor di più nell’ambito scolastico ci sono degli immaginari comuni che vedono lo Psicologo come una specie di “Psico-impiccione” o “Psico-hippie”.
Nel primo caso in sostanza la Scuola ricorrerebbe allo Psicologo solo quando proprio non si sa come fare per risolvere un problema: questo porta a vederlo come quello che arriva quando c’è stato qualche guaio; un vero e proprio impiccione!!! Tra l’altro, nel momento in cui è scoppiato il casino, lo Psicologo cerca di risolvere la cosa, ma questo rischia di portare tutti (studenti, insegnanti e genitori) a due reazioni diverse: chiudersi sulla difensiva, per paura di essere accusati, oppure accusare e colpevolizzare i responsabili del fattaccio. Va quindi sin da subito sottolineato che l’obiettivo non è trovare il colpevole ma comprendere il perché, rendendo i partecipanti più consapevoli e responsabili.
E quando non c’è un’emergenza? In un mondo ideale fatto di bacchette magiche e unicorni, lo psicologo scolastico nasce per fare prevenzione, ovvero realizzare un insieme di azioni che prevengono un risultato spiacevole. Facciamo un esempio: la ricerca ci dice che gli episodi di aggressività non avvengono se tutte le mattine al loro arrivo bambini e insegnanti si abbracciano per almeno 5 minuti; io Psicologa scolastica riferisco questa strabiliante scoperta e tale pratica diventa un’attività quotidiana. Tuttavia agli occhi dei genitori e della società, in quella scuola le persone si abbracciano perché gliel’ha detto lo Psicologo fricchettone, senza saperne il perché. Questo perché la caratteristica della prevenzione è che il collegamento causale tra azione ed evento non è visibile: buona parte delle persone si chiederà perché devono perdere tempo ad abbracciarsi quando potrebbero fare 5 minuti in più di didattica, si lamenterà e non vedrà lo scopo di questa bizzarra pratica. Eppure lo scopo c’è, ma per il cervello umano è più facile creare associazioni di causa- effetto tra avvenimenti scollegati ma visibili (“il braccialetto colorato mi porta fortuna perché lo indossavo a quel colloquio di lavoro”) piuttosto che tra avvenimenti collegati ma non visibili (un progetto di prevenzione dell’aggressività e l’aumento della socializzazione in un gruppo, o un progetto di educazione alla sessualità e una mancata gravidanza adolescenziale).
Se si guarda ai dati internazionali si può vedere che la figura dello Psicologo scolastico è presente in moltissime Nazioni, anche se la più massiccia è negli Stati Uniti. La sola National Association of School Psychology (NASP) ha circa 24.000 membri.
L’Italia, con il 17,6% di ragazzi che abbandonano gli studi, è in fondo alla classifica europea, la cui media è di 14,1%. Save the Children parla di un diffuso stato di povertà educativa.
Da una ricerca del 2015 dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, a cui faccio riferimento, effettuata negli oltre 1000 Istituti di ogni ordine e grado del Lazio, è emerso che genitori ed insegnanti valutano positivo e prezioso il contributo dello Psicologo scolastico, e maggiormente in quelle (poche) Scuole dove lo Psicologo è presente costantemente e non per brevi progetti temporali, per cui il contributo della sua presenza diventa tangibile e non rinunciabile
Ma quindi cosa fa realmente lo Psicologo scolastico?
Per definizione la Psicologia è la disciplina scientifica che studia i processi mentali, il comportamento e le relazioni che ne derivano, e per questo può intervenire in contesti individuali, interpersonali ed istituzionali.

Tanto il Codice Deontologico dell’Ordine degli Psicologi, quanto la Legge 56/89, definiscono ambiti e modalità di intervento della professione di Psicologo, la quale è strettamente legata a:
• Prevenzione, intesa come atto valutativo di situazioni di rischio, sensibilizzazione, informazione e psico-educazione;
• Diagnosi, che può avvenire attraverso diversi strumenti, sulla base dell’analisi della domanda;
• Abilitazione e riabilitazione, intese come percorso di trattamento e quindi di tutte le attività finalizzate a promuovere benessere;
• Sostegno, ossia intervento con l’obiettivo di migliorare la Qualità della Vita dell’individuo e gli equilibri adattivi in ogni situazione, sviluppando e potenziando i punti di forza e le capacità di autodeterminazione.
In sintesi opera al fine di conoscere, migliorare e tutelare il benessere psicologico e la salute di persone, famiglie, comunità ed organizzazioni, esplorando anche le difficoltà relative ai processi evolutivi e alle fasi di transizione e crisi legate ai cicli di vita, per rinforzare capacità di scelta, problem solving e di cambiamento.
Va sottolineato però che nel contesto scolastico, lo Psicologo non può prendere in carico globalmente una persona, non può svolgere percorsi terapeutici, né percorsi diagnostici (Legge regionale 06/11/2007, n. 21), sia per motivi legali (a livello giuridico è necessario che la richiesta venga fatta in modo chiaro e da entrambe i genitori), che clinici (non è fattibile in quanto sono necessari molti incontri specifici e mirati, ma soprattutto serve conoscere tutti gli ambienti).
Il DDL sull’“Istituzione della figura professionale di Psicologo scolastico”, oltre ad approfondire le funzioni operative di tale figura, sottolinea anche l’innovatività che sposta il focus dall’individualità ad una psicologia di comunità. Ciò significa che il sostegno in questi termini è rivolto a tutti, adulti compresi, mirando al contenimento del disagio e alla promozione del benessere di tutti.
Sinteticamente i ruoli che assume lo Psicologo scolastico, in particolare in un ambiente quale l’Asilo nel Bosco, sono differenti a seconda delle necessità:
• osservatore diretto al fine di individuare le dinamiche emotive e relazionali del sistema classe, sia tra coetanei che tra insegnanti e alunni, e determinare il livello di sviluppo emotivo e di salute psicofisica. Va sottolineato che l’osservazione dello Psicologo è sempre rivolta a tutto il gruppo classe, senza sorvegliati speciali nonostante le segnalazioni delle insegnanti o dei genitori: in termini relazionali e di psicologia sociale, una persona si comporta in un modo a seconda della rete nella quale è inserito. In tal caso lo Psicologo è presente in alcune lezioni ed osserva quello che accade, spesso senza intervenire e tenendo conto di quanto riferito dalle insegnanti, con l’obiettivo di aiutare a gestire meglio le problematiche o di dare una lettura differente delle dinamiche emerse;
• aiuto agli insegnanti per la gestione della classe e delle dinamiche di gruppo: servizio di supporto agli insegnanti, di modo che possa disporre di strumenti adeguati alla gestione del gruppo classe. L’insegnante non delega ad una persona esterna ma al contrario se ne assume il carico e cerca di individuare percorsi di cambiamento. Si struttura cioè un percorso di ascolto, condivisione e potenziamento in termini di autoefficacia;
• partecipante attivo nel processo di apprendimento, per sviluppare programmi insieme agli insegnanti.
• consulente per le famiglie per fornire sostegno alla genitorialità e per gli insegnanti. La consulenza psicologica consiste in un intervento breve e focalizzato su specifiche difficoltà, ma non terapeutico, orientando e sostenendo chi lo richiede alla promozione di atteggiamenti attivi e propositivi e stimolando le capacità di scelta (ad esempio l’insegnante in difficoltà con un alunno o con la classe, il genitore preoccupato per i comportamenti del figlio, il bambino che lamenta ansia eccessiva di fronte a degli eventi, etc.)
• collaboratore nella gestione del rapporto scuola-famiglia, in particolare quando le problematiche trattate sono particolarmente sensibili o il rapporto diretto sta subendo delle incrinature.
Viene da chiedersi ovviamente, con tutte le figure professionali che si trovano già all’interno della Scuola o con altre figure professionali che oggi stanno prendendo piede, perché lo psicologo e non un’altra figura? Intanto perché è una figura esterna, e non è coinvolto nelle quotidiane dinamiche in cui si trovano gli insegnanti. Questo gli permette quindi delle osservazioni più obiettive; inoltre ha competenze professionali nel senso che, seppur non fa diagnosi, ha le competenze per farlo e quindi è in grado di leggere segnali ed indizi di problemi più importanti. La mediazione e il ruolo dell’insegnante si rivelano fondamentali sia dal punto di vista dell’organizzazione che per la gestione della discussione. Per questo è utile che in tutte le tappe questo sia consapevole e non solo competente, e lo Psicologo può sostenere in questo.
Paure e preoccupazioni in una Scuola nel bosco
Molto spesso le paure più grandi vengono mosse dagli adulti che sono in contatto con i bambini.
In particolare, preoccupazioni emerse da ricerche e osservazioni svolte nel contesto delle scuole nel bosco, riguardano la possibilità di perdere un bambino o ancora che i bambini si possano far male con le svariate cose ritrovabili in natura, o scivolando giù per fossati o ancora che si potessero ammalare più facilmente, che a loro volta portano alla negazione della preoccupazione stessa – assumendo un atteggiamento troppo superficiale – o ad un ipercontrollo.
Tornando alla figura dello Psicologo scolastico, principali sono per tutti – insegnanti e famiglia – la paura del giudizio e di essere inadeguati, ed il desiderio di essere riconosciuti: quando un bambino mette in mostra delle difficoltà, mette in crisi gli adulti che dovrebbero aiutarlo a crescere. Succede che sia gli insegnanti che i genitori temono di essere giudicati non adeguati nel loro ruolo e quindi possono cominciare ad attaccarsi a vicenda. In questo caso non bisogna cercare un colpevole, ma piuttosto domandarsi “perché il problema di questo bambino mi mette così in difficoltà?” (questa semplice domanda, seppur non di semplice risposta in quanto implica un insight, aumenta la collaborazione scuola-famiglia come valido strumento per la crescita dei bambini).

Da tali paure e preoccupazioni è opportuno trovare la strada che porta ad un cambiamento profondo di prospettiva, passando da una iniziale e coraggiosa tendenza a chiedere aiuto in situazioni gravi e/o di difficoltà, ad una collaborazione continua che permette ai vari ‘operatori’ scolastici di segnalare situazioni, creando un vero gruppo di lavoro integrato.
Probabilmente nessuno, senza essere in grado di rimanere a galla in una piscina, penserebbe di poter insegnare ad un bambino a nuotare. Allo stesso modo sarebbe arduo per un adulto cercare di far apprendere ad un bambino come fronteggiare gli aspetti legati alla socializzazione, se egli stesso non ha prima acquisito una certa padronanza in tale abilità.
Tale cambiamento può essere così sintetizzato:
– Prevenzione invece che Cura;
– Potenziamento dell’individuo invece che Riduzione dei suoi problemi;
– Benessere globale invece che Salute fisica;
– Clima di classe supportivo, egualitario, democratico, organizzato e condiviso nelle regole e nei ruoli invece che Ineguaglianze e competitività che alimentano sfiducia;
– Coinvolgimento attivo delle famiglie invece che Contesti separati di crescita;
– Progettazioni attente anche alla vita quotidiana dell’intero sistema scolastico invece che Progettazioni attente solo alla didattica.
Vantaggi della presenza di uno Psicologo nel contesto educativo
La costruzione di un clima di fiducia non interessa solo il lavoro con i ragazzi, ma anche con gli adulti. Lavorando con l’Età Evolutiva ci si rende conto che non è utile lasciare fuori il mondo dei minori, ma viceversa attivare incontri con figure-chiave come genitori, insegnanti, fratelli, coetanei. Questo incontro permette sia al minore di alleggerire il proprio vissuto emotivo, creando attorno a lui un ambiente più equilibrato, sia agli adulti di riflettere sul proprio ruolo nella relazione. L’obiettivo è quindi di restituire a ciascun attore i propri ruoli e funzioni, ridefinendo la situazione in maniera non conflittuale. Ecco quindi che il contributo di uno Psicologo porta con sé dei validi vantaggi:
• Per i bambini
In primo luogo lo psicologo è una figura calmierante, che interviene per stemperare il malessere che lo studente manifesta a scuola e mettere ordine nella confusione.
Un qualsiasi bambino inoltre non dice ad esempio “ho l’ansia da prestazione, portami dallo psicologo”; mostra piuttosto un disagio che l’adulto deve decifrare, non se ne deve angosciare, deve capire se è passeggero o rischia di strutturarsi in una fobia, capire a chi rivolgersi, cercare qualcuno, fissare un appuntamento. Un processo fattibile ma un po’ lungo. Per questo la Psicologia scolastica è uno strumento potente e insostituibile di prevenzione del disagio.
• Per gli insegnanti
In particolare il lavoro dello Psicologo con gli insegnanti ha l’intenzionalità di far loro acquisire quegli strumenti di osservazione che gli permettano di addestrare l’abitudine a rivolgere l’attenzione oltre che agli eventi esterni e all’oggettività dei dati concreti, anche al proprio mondo interno. Questo sostiene l’insegnante stesso nell’intercettazione delle problematiche presenti nella Scuola, e nella valutazione di come muoversi, sia modulando l’insegnamento curricolare in modi più accattivanti, sia regolando in modo più efficace le relazioni scolastiche, verticali o orizzontali. Permette inoltre di migliorare comunicazione, collaborazione ed integrazione del gruppo insegnanti, e anche gruppo insegnanti-genitori, gruppo insegnanti-alunni e con i servizi territoriali, favorendo la costruzione di un punto di vista condiviso.

• Per le famiglie
Un genitore che si mette anch’egli in discussione come soggetto capace di fornire sicurezza e Valori, può usufruire dei seguenti obiettivi che si pone la Psicologia:
– sostenere la genitorialità, promuovendo e valorizzando le risorse e le competenze specifiche della famiglia intesa come primo ed importante nucleo educativo-relazionale, accanto ad una stretta collaborazione con la scuola e con le altre realtà territoriali educative coinvolte nella crescita dei figli. Ciò offre la possibilità di individuare strategie educative alternative e condivise, accogliendo, accettando e comprendendo i propri bisogni e quelli del proprio figlio, piuttosto che svalutandoli o negandoli;
– aiutare la famiglia a uscire da una visione astratta e idealizzata del figlio o della figlia, restituendo loro informazioni sul modo in cui nel contesto scolastico il ragazzo entra in relazione con i pari e con gli adulti;
– riconoscere e potenziare le proprie competenze comunicative e a utilizzarle adeguatamente nella relazione con il figlio;
– sensibilizzare ed eventualmente aiutare i nuclei familiari a contattare i servizi territoriali, laddove i disagi espressi richiedano una presa in carico più approfondita;
• Per lo Stato
La London School of Economics calcola che intervenire su problemi comportamentali e di condotta di bambini, durante il periodo delle elementari, ha un costo annuo di 1634 euro a bambino e fa risparmiare 326,760 euro nell’arco della sua vita. Un migliore ambiente psicologico può favorire non solo il benessere, ma anche la produttività, e quindi valersi di un aiuto psicologico potrebbe ridurre, piuttosto che aumentare, i costi di gestione.
Quanto è accaduto in Asilo nel Bosco è la creazione di una rete di figure professionali, compresa la figura di Psicologa. E come qualunque rete che si crea è necessario il superato di un iniziale momento di assestamento e per alcuni anche di un atteggiamento sospettoso e diffidente, nonché del timore del giudizio e della critica. Si è riusciti ad iniziare un lavoro di collaborazione e comunicazione con le famiglie, avendo in mente il bene del bambino e del sistema famiglia o scuola, come insieme di relazioni e rapporti affettivi significativi: e proprio questo è il punto di forza di tale realtà! Nella Scuola ideale, che stiamo perseguendo, ogni protagonista ha consapevolezza del proprio modo di funzionare, dei propri bisogni, delle proprie fragilità, delle motivazioni personali e quando comunica si preoccupa di capire chi ha davanti, di essere chiaro nel messaggio che manda e di interpretare correttamente il messaggio che riceve.

Bibliografia e Sitografia
1. La relazione genitori/ figli – http://www.spaziopsi.it/html/genitori_e_figli.html
2. Psicologo nella scuola materna – http://ecowoman-italian.tk/articles.php?id=17483
3. Ordine degli Psicologi Prot. 15000174 Consiglio Nazionale Elezioni regionali 2018 Griglia di intervista – domande ai candidati alla presidenza della Regione Lazio 2018
4. C. Monaco (2013) Tenere la classe. La responsabilità degli adulti Valore Italiano
5. Bombi, Bucciarelli, Cornoldi e Menesini (2014) Perché la scuola non può fare a meno della psicologia (e invece qualche volta se ne dimentica?) Giornale Italiano di Psicologia a.XLI, n.1, marzo 2014
6. Laboratorio “Piccoli Reporter” gruppo 4 LA PSICOLOGA VA A SCUOLA! 12 marzo 2014
7. Dalai Lama, Goleman D. (2015) Emozioni Distruttive. Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione. Oscar Mondadori – Mondadori Libri S.p.A., Milano
8. Daniela Bulgarelli, Aldo Ferrari Pozzato, Cristiana Gavello, Carlo Alberto Gallizia, Paola Libanoro, Sabina Natali, Silvia Spinelli, Silvia Roberta Villa Il ruolo dello psicologo a scuola per la promozione della salute e del benessere. Una ricerca esplorativa sul territorio torinese
9. Orizzonte scuola.it Disegno di legge per l’istituzione dello Psicologo scolastico
10. Catia Isabel Santonico Ferrer – Ruolo e Funzioni dello Psicologo, alcune riflessioni Celedoscopio, Formazione & Lavoro
11. http://elearning.unistrapg.it/dspace/bitstream/2447/61/1/pozzo001.pdf
12. http://www.apa.org/ed/graduate/specialize/school.aspx
13. http://www.apa.org/action/resources/teachers/index.aspx
14. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/1000723/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no&parse=si
15. https://www.ordinepsicologitoscana.it/public/files/7572-00000012.pdf
16. Tesi di laurea Dott.ssa Rita Gatto LE EMOZIONI NELLA RELAZIONE ALUNNO – INSEGNANTE Uno studio empirico multimetodo (2015)
17. Blandino e Granieri (1995) cfr. Forum per la promozione della salute nella scuola (2012)

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