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Non solo matematica e italiano. La scuola delle intelligenze multiple.

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L’intelligenza è la capacità di comprendere il mondo, di trovare soluzioni, di immaginare sentieri e di risolvere i problemi individuali, sociali e culturali che ci vengono posti in ogni momento della nostra esistenza.

Fino alla prima metà del ‘900, si credeva che l’intelligenza fosse identificabile con una capacità monolitica, comune e misurabile in tutti gli individui, anche attraverso standard e test di valore scientifico. Molte aziende per esempio sottoponevano ai diversi candidati ad un posto di lavoro un test per misurare il Q.I. ( quoziente intellettivo ) .

A scardinare queste certezze e le pratiche che ne derivavano ci ha pensato Howard Gardner con il suo libro  Formae mentis  il quale introdusse nel mondo scientifico ed accademico la cosiddetta Teoria delle Intelligenze Multiple, secondo la quale non esiste una facoltà comune di intelligenza, bensì diverse forme di essa, ognuna indipendente dalle altre.

Gardner parlava di

  • Intelligenza Linguistica: “pensare con le parole e riflettere su di esse”.

  • Intelligenza Logico-matematica: “pensare con i numeri e riflettere sulle loro relazioni”.

  • Intelligenza Musicale: “pensare con e sulla musica”.

  • Intelligenza Visuo-spaziale: “pensare con immagini visive e fare elaborazioni su di esse”.

  • Intelligenza Corporeo-cinestetica: “pensare con e sui movimenti e i gesti”.

  • Intelligenza Interpersonale: “avere successo nelle relazioni con gli altri”.

  •  Intelligenza Intrapersonale: “riflettere sui propri sentimenti, umori e stati mentali”.

  • Intelligenza Naturalistica: Pensare alla natura e al mondo che ci circonda

  • Intelligenza Esistenziale: Pensare alle questioni etiche ed esistenziali”

Da questa conoscenza si evince una chiara direzione didattica per la scuola: non parlare ad una sola di queste intelligenze ma coinvolgerle tutte senza creare quelle di serie A e quelle di serie B. Il nostro pensiero va istintivamente al grido di Loris Malaguzzi che reclamava di aprire la scuola ai 100 linguaggi dei bambini e di non limitarsi solo a due o tre.

Le neuroscienze stanno confermando questo assunto, aggiungendo che per permettere ad una conoscenza e ad una competenza di radicarsi meglio nella nostra memoria a lungo termine è saggio affrontare un dato argomento da diverse prospettive sollecitando giustappunto l’utilizzo di diverse intelligenze e osservando la questione da diversi punti di vista.

Nel mentre molte aziende, soprattutto quelle che investono di piu’ in ricerca, come Google o Microsoft per citarne alcune,  hanno smesso di sottoporre il test Q.I. sostituendolo con quello che misura l’Intelligenza Emotiva la quale ingloba diverse di queste intelligenze e altre attitudini fondamentali come per esempio la perseveranza.

Nel nostro Asilo nel Bosco e nella Piccola Polis (la nostra primaria e secondaria ) stiamo da diversi anni sperimentando un approccio che tenga conto di tutto questo e i risultati sono fantastici. Da noi è praticamente impossibile che un bambino si senta inadeguato perchè non parliamo un linguaggio unico e nella stragrande maggioranza dei casi quando affrontiamo un argomento realmente esso si radica nella memoria dei bambini. L’unica eccezione è quando sbagliando ( capita spesso anche a noi ) decidiamo di procedere senza tenere conto del’interesse dei bambini forzando e imponendo sentieri di apprendimento che non sollecitano la motivazione interna.

La psicologia , la pedagogia e le neuroscienze stanno disegnando una scuola meravigliosa, efficace, divertente e non omologante perchè valorizza le diversità .

A tutti noi il compito di far diventare questa impostazione didattica la normalità.

di Paolo Mai

Bibliografia

Intelligenza Emotiva di Daniel Goleman

Neuroeducazion en el aula di Jesus Guillen

Formae Mentis di Howard Gardner

 I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia alla scuola dell’infanzia . A cura di C. Edwards, L. Gandini, G. Forman

 

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