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La corsa a finire il programma lascia indietro i bambini

Viviamo in una società in cui la velocità è un anelito molto diffuso. Spesso  dimentichiamo di chiederci dove vogliamo andare l’importante è correre e arrivare prima. Le scorciatoie diventano allora un obiettivo prioritario che non di rado ci fa dimenticare la destinazione del viaggio.

In troppe scuole si corre per finire il programma e poco importa se nel mentre ci perdiamo qualcuno.

Bisogna stare al passo con i tempi e chi non si allinea a questa poco sensata corsa paga un prezzo altissimo : sentirsi inadeguato.

Ogni bambino è un essere unico e irripetibile  questo lo si sa, lo ripete più volte il ministero nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo, e questo significa che ognuno di loro ha le sue attitudini, il suo ritmo, il suo talento.

Ma in questa gara a finire il programma queste differenze non contano e ogni bambino è costretto, pena l’inadeguatezza, a conformarsi ad un ritmo, ad uno stile d’apprendimento  uguale per tutti.

Mi pare sinceramente inaccettabile che si facciano dei danni seguendo strade che non hanno nessun fondamento pedagogico e che si nutrono solo di una malsana consuetudine.

Non poche maestre sono stressate perché indietro col programma , troppi bambini sono stressati perché hanno maestre stressate e perché non riescono a stare dietro a questa corsa e le famiglie già ampiamente stressate da stili di vita poco umani e poco saggi, ricevono in aggiunta il cortisolo ( ormone dello stress) che gira copioso in maestre e figli/e.

Ma vi pare ? tutto questo stress per sbrigarci ad arrivare ad una meta che non esiste.

Ebbene si ! questo fantomatico programma non esiste ! Sono più di trenta anni, ripeto trenta anni, che il ministero non lo produce ed esso è stato sostituito dalle meravigliose indicazioni (http://www.indicazioninazionali.it ) che di certo non fissano obiettivi uguali per tutti e neanche impongono un ritmo così veloce.

L’apprendimento ha bisogno di lentezza, questo dice la pedagogia, questo confermano le neuroscienze. Nella lentezza nessuno è escluso , chi ha un ritmo di apprendimento piu’ cauto non è costretto a sentirsi inadeguato, chi lo ha piu’ veloce ha la meravigliosa opportunità di supportare gli altri. Non c’è maniera migliore di apprendere che insegnando, qualcuno dice e due delle pratiche didattiche che si stanno rivelando piu’ efficaci , il tutoraggio tra pari ( peer education ) e le classi capovolte ( flipped classroom ) prevedono proprio che bambini insegnino e supportino altri bambini.

Spesso mi chiedo cosa ci sia dietro questa insensatezza e quel che mi rispondo è che quel che ci manca non è certo la conoscenza ma il coraggio di cambiare. Le consuetudini sono dure a morire, ce lo spiega magistralmente Platone nel mito della caverna, e noi , meravigliosi animali sociali pur di sentirci parte di un clan preferiamo andare per sentieri poco salutari perchè percorsi dai più piuttosto che muoverci in direzioni luminose e illuminanti ma poco battute.

Dice la mia amata Maria Montessori ” Non è il tempo che ci manca, ma la pazienza ” e io aggiungo anche un po’ di coraggio, meravigliosa parola che al suo interno custodisce cor-cordis , il cuore in latino.

Coraggio descritto magistralmente da Michele Corsi docente dell’università di Macerata. Con le sue parole vi saluto fiducioso, convinto che con la cultura, con la pazienza e con il coraggio riusciremo a fare della scuola un luogo meraviglioso e sopratutto per tutti.

“Oggi educare richiede coraggio.Il coraggio di scegliere di andare assai spesso (o quasi) controcorrente, di sfidare l’esistente e di proporre l’utopia, di insegnare a combattere per i propri sogni e a non rinunciarvi, a credere e sperare, in virtù dell’impegno, in un mondo migliore […]. Il coraggio della libertà da tutti i possibili condizionamenti interni ed esterni, dal calcolo delle convenienze e delle utilità immediate o remote. […]  di amare con la probabilità di non essere compresi.E continuare comunque ad amare. ”

Mi sento un papà e un maestro fortunato, nella Piccola Polis, nessun bambino rimane dietro e tutti viaggiano insieme felici. Solo cosi’ brilla negli occhi dei bambini l’amore per la conoscenza, un amore appassionato che custodiscono dalla nascita e che nessuno dovrebbe spegnere.

di

Paolo Mai

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