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Piu’ natura per il benessere e l’apprendimento, lo dice una recente ricerca dell’Università di AArhus

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Sono sempre piu’ diffuse le esperienze di Educazione in natura , in Italia e nel mondo soprattutto nella fascia d’età 2-6 . In Italia siamo ormai a quasi 150 asili nel bosco ( sia privati che pubblici ) e diverse decine di Agrinido molti dei quali aderenti alla  rete italiana  http://educazioneinnatura.org/  che celebrerà il suo 13° raduno in primavera tra Roma ed Ostia Antica presso il nostro asilo nel bosco. In Germania se ne contano oltre 2000 e la tendenza in tutto il mondo emersa nel raduno internazionale di Zurigo ad Aprile del 2019 è di una grande espansione di questo approccio all’educazione che reputa l’ambiente naturale uno spazio privilegiato per il benessere e per l’apprendimento. I motivi di questa diffusione sono molteplici. Innanzitutto è difficile trovare nella storia della pedagogia qualcuno che non abbia evidenziato l’importanza della relazione con la natura per una crescita sana. Da Rousseau a Pestalozzi , da Froebel a Steiner e Maria Montessori tutti concordi nell’esaltare le virtu’ delle aule senza pareti e con il cielo come soffitto. Adesso anche le neuroscienze stanno confermando questa idea partendo dallo studio del nostro cervello.

CI sono diversi studi recenti che confermano  che il tempo che trascorriamo nell’ambiente naturale influisce sulla nostra salute globale ( emotiva, fisica, sociale e cognitiva ) ma anche il tempo in cui siamo stati a contatto con la natura durante l’infanzia.

Uno studio recentissimo coordinato da Kristine Engemann dell’Università danese di Aarhus *evidenzia come i bambini cresciuti in ambienti totalmente urbani hanno il 55% di probabilità in piu’ di sviluppare patologie mentali nell’adolescenza e nell’età adulta rispetto a coloro che sono cresciuti in ambienti piu’ naturali.

A livello del cervello, sono stati identificati anche cambiamenti strutturali rilevanti. L’esposizione precoce agli spazi verdi è positivamente associata al volume della sostanza bianca e grigia in alcune importanti regioni del cervello come la corteccia prefrontale, la corteccia premotoria o il cervelletto;  e questi  maggiori volumi fanno immaginare  migliori prestazioni cognitive, nello specifico maggiore capacità di attenzione e memoria di lavoro.

Questo è solo uno degli studi realizzato sulla relazione tra natura e benessere-apprendimento e se volete approfondire qui https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2019.00305/fullh avrete tanto materiale per sbizzarrirvi 😉

di Paolo Mai

 *https://www.researchgate.net/publication/331353080_Residential_green_space_in_childhood_is_associated_with_lower_risk_of_psychiatric_disorders_from_adolescence_into_adulthood

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