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Si puo’ insegnare anche con la paura o con l’ansia, ma facendo danni grandissimi. Ed è bene che si sappia.

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”Perchè imparare piangendo quello che si puo’ imparare ridendo ”

Gianni Rodari

Vi ricordate dove eravate l’11 Settembre del 2001 ?

E la prima volta che avete incontrato il vostro amore ?

Diciamo che la risposta ce la immaginiamo e nutriamo pochi dubbi a riguardo visto che il cervello umano funziona cosi’.

Alcuni neuroscienziati preziosi come Francisco Mora o David Bueno ci stanno raccontando proprio questo, offrendo a chiunque educhi una grande opportunità per rendere efficace il proprio agire.

Per amore della verità questo assunto non è nuovo in ambito psicologico e pedagogico, basti pensare a Gianni Rodari, Maria Montessori o Mihaly Csikszentmihalyi ,solo per fare qualche nome e darvi qualche sentiero di approfondimento.

Le emozioni sono un segnale biologico che comunica al cervello che l’esperienza che stiamo vivendo è importante e che quindi è saggio registrarla nella memoria.

Anche l’etimologia ci viene in supporto . Il verbo che certifica che una conoscenza risiede nella memoria a lungo termine è ” Ricordare ” e dentro questa parola ce n’è una che ci piace molto ” cor-cordis” che significa cuore.

In Francia per dire imparare a memoria si usa il verbo ” Apprendre par coeur ”, in Inghilterra ” Learn by heart” , in Portogallo ”Aprendir di cor ”, in alcune zone del Brasile ” Decorar ”, insomma c’è sempre il cuore di mezzo.

Le emozioni sono fondamentali per la memoria e l’apprendimento , sia quelle piacevoli che quelle spiacevoli consigliano al cervello di registrare l’evento da cui sono scaturite.

Questo vuole dire che anche attraverso la paura possiamo stimolare un apprendimento peccato ci sia una piccola controindicazione.

Quando apprendiamo, che celebralmente parlando vuol dire registrare una conoscenza o una competenza, oltre a registrare queste due, registriamo anche le emozioni che hanno accompagnato quel processo. Questo accade perchè il cervello è uno strumento fantastico che si struttura per farci vivere sempre meglio. Perchè registriamo le emozioni e le associamo alla fattispecie da cui scaturiscono ?

Proviamo a capirlo con un esempio di vita reale che vi auguro non sia frequente. Quando facciamo un incidente con la macchina la percezione del pericolo che naturalmente nasce fa automaticamente sorgere la paura o il terrore o il panico. Il cervello le registra perchè dice ” se guidando la macchina ho incontrato un pericolo, registro la paura per essere piu’ pronto le volte successive che andro’ in macchina ” . Chi ha fatto l’incidente potrà sicuramente confermare che il giorno successivo allo spiacevole evento quando ci siamo rimessi in macchina eravamo piu’ attenti e energizzati. Questo perchè l’amigdala ha suonato un alert preventivo ( possibile solo grazie alla registrazione dell’emozione e alla sua associazione alla fattispecie ” guidare la macchina” ) che ha modificato il nostro corpo parzialmente per renderci piu’ pronti alla spiacevole eventualità. Nella fattispecie il flusso sanguigno si è diretto verso gli arti, il cuore pulsava a maggiore velocità, nel nostro corpo girava un po’ di adrenalina ecc ecc.

Che succede se un bambino impara attraverso la paura ?

Si attiva esattamente lo stesso meccanismo, l’amigdala registra l’emozione paura e la collega alla fattispecie ” apprendimento e conoscenza  ”. Il risultato nel medio e lungo termine è che quando finiscono la scuola, dell’obbligo o anche l’università, tendono a stare lontani dalla conoscenza e dallo studio verso i quali col tempo maturano una certa ostilità. Perchè ? Perchè nessuno in maniera volontaria si va a cercare quelle situazioni che provocano emozioni spiacevoli.

Come dico sempre ai bambini ” non mi date retta ! ” e lo dico anche a voi , invitandovi a verificare nel meraviglioso libro gratuito ed ecologico che tutti abbiamo a disposizione, che si chiama libro della vita ”,  se effettivamente funziona cosi’.

Intanto vi faccio una domanda. Nella nostra cerchia di conoscenti ed amici ci sono sempre il ”guascone” e quello che a Roma chiamiamo ” er gatto nero ” ( con tutto il rispetto per gli amici felini neri ). Il primo ci fa sorridere e a lui associamo l’allegria, il secondo si lamenta sempre e si focalizza sempre sul negativo, a lui associamo il fastidio, il disgusto o robetta del genere.

Immaginiamo stasera vi venga voglia di mangiare una pizza in compagnia, chi chiamate ? Il guascone o er gatto nero ?

Buona cena e buona ricerca a tutti 😉

di Paolo Mai

maestro clan-destino

illustrazione di Marco Soma’

 

 

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