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I bambini hanno bisogno di natura, ma non demonizziamo le nuove tecnologie

Forse detto da noi che i bambini hanno bisogno di natura puo’ suonare un po’ di parte , magari non tutti si aspettano che una scuola che si chiama Asilo nel Bosco e Piccola Polis difenda le nuove tecnologie.

Che la natura sia un luogo di apprendimento privilegiato è acclarato dalle neuroscienze e non è certo un concetto nuovo in pedagogia. Gran parte dei grandi pedagogisti del passato ne hanno evidenziato le virtu’. J.J Rousseau scriveva nell’Emilio ” Non voglio che l’Emilio trascorra il suo tempo nell’aria viziata di una stanza ma che giochi e corra in mezzo ad un prato…”, F.Froebel chiamo’ la sua scuola ”Giardini d’infanzia ” e poi Maria Montessori, R. Steiner tutti erano concordi nell’evidenziare la necessità di una relazione intensa tra bambino ed ambiente naturale. Ovviamente se questa necessità era evidenziata in epoche  lontane, epoche in cui comunque i bambini vivevano sicuramente piu’ tempo in natura, figuratevi quanto bisogno ce n’è ora , in un tempo in cui secondo l’Istat i bambini vivono circa il 90% del proprio tempo dentro quattro mura. Non è un caso che da diversi anni in ambito scientifico si  parli di ” deficit di natura ” come una delle cause piu’ rilevanti di alcune tipicità del nostro tempo quali l’iperattività o i disturbi dell’attenzione ( situazione ben descritta da R. Louv nel libro ” L’ultimo bambino dei boschi ” ). Poi se non vogliamo scomodare neuroscienze e pedagogia è sufficiente pensare al benessere che ognuno di noi prova quando si relazione con la natura. Siamo testimoni privilegiati dei benefici che il contatto diretto con la natura reca al benessere e all’apprendimento dei bambini ma ci piace sottolineare come natura e nuove tecnologie non sono necessariamente in contrasto . Reputiamo queste ultime una grande risorsa educativa ( dalla primaria in poi ) che facilita e rende accattivante in diversi casi l’apprendimento , uno strumento potentissimo di ricerca e di analisi e che sta aiutando molto i bambini dislessici per esempio. Ovviamente dipende dall’uso che se ne fa ,ma attenzione a non metterle in contrapposizione. Quello che vediamo è che se l’alternativa è stimolante e se utilizziamo un approccio in cui i bambini hanno un ruolo attivo ( e non di meri ricettori passivi come per esempio in una didattica incentrata sulla lezione frontale e lo studio mnemonico dei testi ) le tecnologia diventa un validissimo supporto e non una dipendenza che fa tanto male ai bambini. Il cervello dei bambini sta cambiando come accade ogni qual volta cambia la società, il cervello sia adatta meravigliosamente al nuovo contesto e nel nuovo contesto le tecnologie hanno uno spazio sempre piu’ rilevante nella vita di tutti noi. Stiamo vedendo come il cervello di quelli che ormai chiamiamo nativi digitali, è meno strutturato per la memorizzazione visto che tutti noi utilizziamo sempre di piu’ una memoria esterna e che è maggiormente strutturato per gestire un flusso ampio di informazioni. Noi non ci vediamo niente di male e non pensiamo che si stava meglio quando si stava peggio. Le nuove tecnologie ( se accompagnate da una volontà politica ) ci permetteranno di avere piu’ tempo a disposizione, tempo magari da destinare ad una bella passeggiata nei boschi o in riva al mare . Forse l’unico sforzo da fare è mettere in pratica quel principio tanto caro ad Aristotele ” cerca in tutte le cose la giusta misura ” e mi raccomando è tanto utile ragionare sulle opportunità e sulle possibilità piuttosto che focalizzarsi su quello che non va. Non c’è maniera migliore di superare i problemi che ogni cambiamento reca con sè.

di Paolo Mai

maestro Clan-destino

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