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LA SCUOLA ITALIANA NON E’ PENSATA PER FAVORIRE BENESSERE E APPRENDIMENTO

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Penso sinceramente che se non fosse per la possibilità di incontrare i propri amici e per l’amorevolezza di buona parte delle insegnanti, assisteremmo a una rivolta sociale organizzata da bambini e bambine per abolire la scuola.

Quello che vedo è un sistema scolastico che nella sua strutturazione non è affatto funzionale a promuovere benessere e apprendimento. Faccio fatica a trovare nell’architettura della scuola italiana, che condividiamo con non pochi paesi del mondo occidentale, qualcosa che abbia un minimo fondamento pedagogico, psicologico o neuroscientifico .

Qualsiasi approccio educativo si fonda, a parere mio, su quattro basi imprescindibili, la declinazione delle quali rende efficace o no un approccio : la gestione del tempo, lo spazio fisico, le attitudini e competenze dell’insegnante e la didattica, l’insieme delle modalità con cui lavoriamo alla trasmissione del sapere e soprattutto all’amore per esso.

Provero’ a riassumere sinteticamente, per non essere tedioso, quel che vedo rispetto a questi 4 assi portanti della scuola, disegnati dal decreto del dicembre del 1975 e dalle diverse riforme che il legislatore ha attuato.

E’ al legislatore che muovo le mie critiche e non a chi dentro questo sistema è costretto ad operare, pur riconoscendo che noi insegnanti possiamo fare qualcosa di meglio per cambiare questo stato delle cose.

IL TEMPO

L’apprendimento , ci stanno dicendo chiaramente le neuroscienze, ha bisogno di un tempo lento e flessibile, per permettere al cervello di sprigionare il suo enorme potenziale . Concetto questo di certo non diverso da quel che buona parte delle teorie pedagogiche affermano. Nella realtà quel che vedo è che il tempo è gestito rigidamente senza tenere conto e del funzionamento del cervello e dei bisogni dei bambini. Se uno di loro è immerso in un’esperienza in cui, appassionatamente e con piacere, sta imparando tanto deve interromperla perchè c’è il cambio della materia . L’apprendimento c’è solo se c’è motivazione interna e questa rigida gestione del tempo non tiene conto di questo assunto fondamentale. Un bambino è costretto ad interrompere un’attività per cui è motivato per iniziarne una per la quale, magari, non è affatto motivato. Ancora oggi poi, nonostante da oltre 30 anni non esista il programma ministeriale, assistiamo ad una corsa a terminarlo ( fagocitata da Invalsi e robettta varia ) , nel peggiore dei casi lasciando indietro quei bambini che hanno un ritmo di apprendimento piu’ lento e ragionato, col risultato di affossare la loro autostima, motore imprescindibile per approcciarsi con successo alla conoscenza. Infine l’insensatezza di imporre un unico ritmo di apprendimento a esseri e cervelli unici e irripetibili e quindi diversi

LO SPAZIO

Nella stragrande maggioranza dei casi il luogo deputato all’apprendimento è l’aula . Un luogo sempre uguale che spalanca le porte al tedio e limita non poco quel fondamentale motore per la conoscenza che è la curiosità . L’emozione che alimenta quest’ultima è la meraviglia, lo stupore, la sorpresa, emozione che si attiva automaticamente allorquando incontriamo il nuovo . La meraviglia attiva il talamo , la parte del nostro cervello che attiva l’attenzione e che ci predispone curiosi ad approfondire quel che incontriamo. Il talamo va in letargo allorquando viviamo in un ambiente abitudinario. Quando visitiamo una nuova città i nostri occhi, la nostra bocca, il nostro cuore, la nostra curiosità si spalancano, poichè la novità è un segnale che il talamo riporta al nostro cervello per evidenziare qualcosa di importante. Quando invece, per esempio, percorriamo tutti i giorni lo stesso tragitto dal lavoro a casa, il talamo sviene.

E poi la bellezza, l’apprendimento se ne nutre vorace. Viviamo in un posto dove la bellezza è di casa, l’Italia ce la invidiano tutti, poichè racchiude in un spazio relativamente piccolo dei grandi tesori, dal punto di vista naturalistico, artistico, storico e culturale. E poi mi domando ma è meglio studiare un ecosistema in un libro o in un bosco ? E’ meglio studiare l’olocausto in un libro o andando a intervistare chi frequenta una sinagoga o un campo rom ? E’ meglio studiare Michelangelo in classe o alla Cappella Sistina ?

L’INSEGNANTE

I piu’ grandi maestri della scuola italiana, penso a Mario Lodi o Don Milani, solo per fare due esempi, oltre ad un certo bagaglio di conoscenza erano persone empatiche, capaci di ascoltare i bisogni di ciascun bambino . L’apprendimento si basa su una relazione, lo diceva Platone qualche giorno fa ( l’apprendimento è un processo erotico ) e lo confermano le neuroscienze oggi. Non puo’ essere deputato al caso la presenza in una classe di un maestro con tali attitudini : empatia, attitudine all’ascolto, intelligente dal punto di vista emotivo. Gli insegnanti nella scuola italiana sono formati e selezionati, senza che si tenga in alcuna maniera della presenza di tali attitudini. Mettiamoci poi che se uno pure le possedesse tirarle fuori dovendosi occupare di 25/30 bambini risulta un tantinello difficile . Tralascio di approfondire il fatto che la gestione dell’aula e dei processi di apprendimento è deputata solo agli insegnanti, senza che sia prevista e stimolata la presenza di altri membri della comunità. Vi invito a riflettere partendo da queste domande : ” Uno scrittore, con il suo bagaglio di passione e competenza, puo’ essere d’aiuto per lo studio delle lettere ? ” , ” Un falegname puo’ supportare lo studio della geometria ? ” e infine ” Chi meglio di un pittore o uno scultore o un attore puo’ far innamorare i bambini dell’arte ? ”

LA DIDATTICA

Questo ambito lo vorrei lasciare ad un vostro approfondimento e mi limito solo a riportare alcune evidenze neuroscientifiche :

  • il tempo di attenzione di un bambino della primaria o della secondaria dinanzi alla spiegazione di un insegnante raramente va oltre i 15 minuti
  • il cervello funziona meglio se cooperiamo
  • per apprendere, molto meglio fare che ascoltare
  • il piacere è un grande motore per l’apprendimento
  • la paura, l’ansia e la vergogna sono nemiche della conoscenza
  • si apprende solo quello che si ama
  • non c’è maniera migliore di imparare che insegnando ( principio per esempio declinato nelle modalita’ ” Educazione tra pari” e ” classi capovolte ”
  • la motivazione interna è l’unica base di un apprendimento efficace ( apprendo perchè voglio ”

Mi fermo qua , anche se ne sarebbero altri, ma meglio procedere lentamente 😉

Che vogliamo fare ? La facciamo una scuola piu’ bella ?

di Paolo Mai

maestro e cofondatore dell’Asilo nel Bosco e della Piccola Polis

 

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