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LA DOMANDA NON E’ TANTO QUANDO, MA COME APRIRANNO LE SCUOLE . LA RICHIESTA E’ CHE I BAMBINI DIVENTINO UNA PRIORITA’

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Ieri si è attivato un dialogo molto interessante a seguito di un nostro post che reclamava maggiore attenzione da parte del governo ai bisogni dei bambini.

Al netto di chi ci ha risposto che avremmo dovuto vivere la terapia intensiva prima di sparlare o che la priorità sia la salute ( come se occuparsi della salute dei bambini significasse in automatico trascurare quella degli altri ) e che ha un po’ impoverito il dialogo, ci fa molto piacere poter proseguire il dialogo attraverso queste righe.

L’intento di esse è in parte chiarire ed in parte immaginare proposte concrete.

Quel che ci preoccupa non è che domani non  riaprano le scuole, quel che ci preoccupa è l’impressione che nei tavoli dove si decide, specchio di una fetta non irrilevante di un sistema culturale vigente, il benessere dei bambini non sia affatto una priorità .

Quel che ci infastidisce è che continuiamo a dare ai nostri ragazzi , il cui malessere diffuso è acclarato, un messaggio di poca fiducia nei loro confronti . E’ importante la fiducia che diamo loro, pensiamo su questo punto si possa convenire, se sentono fiducia hanno un’energia in piu’, il loro cervello funziona proprio meglio .

Quando teniamo chiuse le università o i licei il messaggio che potrebbe arrivare agli studenti è il seguente ” Non vi reputiamo in grado di rispettare le norme di sicurezza” oppure ” L’economia deve ripartire, il vostro bisogno di conoscenza puo’ aspettare ”. Con tutta sincerità pensiamo invece che potremmo dare loro questa fiducia e riconoscere l’importanza dei loro bisogni .

Non è tanto quando riapriremo le scuole ma come stiamo trattando bambini e ragazzi . Come procediamo per far si che essi percepiscano la giusta cura ?

Siamo stai felici della commissione della task force e pur notando delle criticità ( assenza della fascia 0-6 , assenza di persone che con i bambini ci stanno tutti i giorni, assenza di esponenti di approcci all’educazione innovativi ) abbiamo pensato fosse saggio esaltare la bella notizia, rinunciando alla minima espressione di dissenso per non annacquare la bella notizia.

Oggi invece ci sentiamo di non dover gioire e manifestare preoccupazione perchè, per l’ennesima volta, il governo tace nei suoi discorsi sui bisogni dei bambini , parla della scuola solo a seguito di una domanda e dopo 20 minuti di monologo in cui la parola economia è circolata decine di volta mentre la parola bambini  forse una . Questo ci fa percepire che i bambini non siano considerati una priorità e la cosa ci provoca fastidio.

Per parlare di proposte concrete , innanzitutto la proposta è politica. Dare fiducia alle istituzioni territoriali che meglio di un governo centrale possono rispondere ai bisogni del proprio territorio. La situazione di Bergamo non è la stessa di Isernia e credo se ne debba tenere conto.

In secondo luogo, partiremmo il prima possibile, con delle sperimentazioni territoriali, con i licei e le università, aperte a chi se la sente di correre un rischio, che a nostro parere potrebbe essere limitato da protocolli efficaci e prudenti.

Dai risultati di queste sperimentazioni potremmo aprire un dialogo su come estendere i provvedimenti.

Dal punto di vista pedagogico ci piacerebbe da morire, che visto che la scuola la dobbiamo modificare , lavorassimo ad una vera e propria rivoluzione che ribalti il paradigma educativo vigente, disegnato da legislatori poco attenti o poco competenti ( a nostro parere), che è basato su presupposti e pratiche che di pedagogico hanno veramente poco . Li elenchiamo di seguito ,aggiungendo che anche dal punto di vista neuroscientifico e della psicologia positiva , queste pratiche non hanno , per quel poco che abbiamo capito noi, alcun fondamento :

– bambini con attitudini e interessi diversi devono seguire il medesimo programma e avere lo stesso stile e tempo di apprendimento
– parcellizzazione del sapere in materie
– l’aula come luogo d’apprendimento
– strutturazione del tempo rigida, e ritmo veloce
– suddivisione per fasce d’età
– maestri cui non sono richieste competenze socio-emotive
– predominio di alcune materie a discapito di altre: arte e movimento per esempio
-1 insegnante ogni 25 bambini
– valutazione incentrata sui voti
-prevalenza del lavoro individuale anzichè cooperativo
-nessuna attenzione alla crescita emotiva dei bambini
Ci fermiamo qua ma ce ne sarebbero diverse altre . Insomma a parte l’amore e la dedizione di una parte degli insegnanti c’è proprio poco da salvare a nostro avviso.

CI piacerebbe che entraste nel merito dei singoli punti per ampliare la nostra prospettiva.

Già sarebbe fantastico che cominciassimo a considerare l’ipotesi che il luogo migliore per l’apprendimento non fosse l’aula ma tutto il territorio e le sue immense potenzialità.

Speriamo proprio se ne parli tanto e lo si faccia con l’intento di costruire qualcosa di bello partendo dalla grande opportunità che abbiamo di immaginare e costruire una scuola nuova

daje, se po’ fa’ 😉

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