Manifesto

MANIFESTO PEDAGOGICO DE “L'ASILO NEL BOSCO”

Questo manifesto ha lo scopo di delineare i principi pedagogici ed etici che guideranno tutte le proposte educative dell’associazione. Allontanarsi da questi principi significa negare gli obiettivi dell’associazione Tali principi sono ovviamente modificabili e possono essere resi più ricchi nelle modalità elencate dallo statuto nella convinzione che siano i bambini attraverso la comunicazione dei loro bisogni a edificare tali principi. Essendo le necessità dei pargoli suscettibili di variazioni a seconda del luogo e del tempo che vivono ci pare fondamentale dotare questo modello educativo della necessaria flessibilità funzionale a rispondere sempre al meglio al nostro obiettivo principale: rendere i bambini felici , qui ed ora.

L’asilo nel bosco è un progetto pedagogico rivolto ai bambini dai 2 ai 16 anni che si propone di rispondere ai loro bisogni attraverso una quotidianità scolastica che si svolge quasi per intero all’aria aperta. Essi in questo approccio “imparano facendo” attraverso diverse esperienze che stimolano la curiosità,l’immaginazione,l’autonomia e la creatività.

A tal fine scompare l’aula intesa come spazio al coperto dove si trascorrono tutte le giornate dell’anno ed essa viene sostituita dall’ambiente naturale che invece si caratterizza per la diversità e ricchezza del contesto che offriamo ai pargoli. Solitamente queste scuole sono dotate anche di uno spazio al coperto dove ci si puo’ riparare in caso di condizioni metereologiche particolarmente avverse, dove si custodiscono gli abiti ed i materiali adoperati e dove si puo’ stare qualora il gruppo lo desideri. La progettazione pedagogica infatti non si struttura esclusivamente su delle proposte dell’adulto che vuole trasmettere competenze ai bambini, ma parte proprio dall’ascolto di questi ultimi e dei loro bisogni che non di rado  vengono negati dalla società attuale. Quest’ultima infatti, considerando i bambini degli adulti in miniatura, si preoccupa di fornire loro quegli strumenti che saranno utili quando saranno adulti trascurando invece il presente dei bambini che mal volentieri trascorrono il proprio tempo seduti su una sedia a riempire un quaderno didattico. Un’altra peculiarità del nostro progetto è l’utilizzo di materiali naturali che vengono preferiti agli oggetti preconfezionati di cui è piena la quotidianità dei nostri figli. E così sassi,pigne, foglie e pezzetti di legno sostituiscono giocattoli e libri con l’intento principale di stimolare le facoltà immaginative dei bimbi che ben presto si accorgono che un trenino è un trenino e basta mentre un pezzetto di legno può diventare un trenino, un tagliaerba o una bacchetta magica rispondendo al loro bisogno fondamentale di agire sulla realtà costruendola e inventandola a proprio piacimento.

Se nella scuola dell’infanzia, nella primaria ee nella secondaria classica il rapporto educatore bambino è 1 a 25 nei nostri progetti sarà di 1 a 10. Questo permetterà di costruire una solida e ricca relazione tra maestro e alunni che è la base su cui costruire qualsiasi processo educativo facendo si che l’autorità del docente si trasformi in autorevolezza di una persona amica che è in grado di ascoltare le piu’ intime esigenze del bambino. Quest’ultimo aspetto è di particolare importanza nel contesto italiano e occidentale dove i bambini spesso trascorrono piu’ tempo a scuola che a casa.

LETTERATURA SCIENTIFICA

La letteratura scientifica di maggiore rilevanza è costituita da una ricerca svolta nel 2002 dal prof. Peter Hafner dell’università di Heidelberg e da uno studio dell’università di Bologna di Lena Gruener e dalla professoressa Michela Schenetti. L’analisi tedesca mette in evidenza come i bambini che frequentano l’asilo nel bosco sono molto creativi e curiosi, prestano una maggiore attenzione e si concentrano

di più, rispettano di piu’ le regole e risolvono i conflitti in modo pacifico, si esprimono in maniera piu’ precisa e argomentano meglio le proprie opinioni. Per maggiori info http://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/3135/.

La ricerca italiana compie un’analisi storica di questo approccio educativo e ne evidenzia le virtu’ educative. http://lascuolanelbosco.fondazionevillaghigi.it/wp-content/uploads/2012/10/piccole-voci-nel-bosco-tesi-di-lena-gruener.pdf

GLI OBIETTIVI PEDAGOGICI

Orienteremo lo sguardo soprattutto alla fascia d’età 2 -7 anni, delegando al manifesto scritto da Monica Guerra e Francesca Antonacci l’approfondimento della fascia d’età 7 -16 e a quello di Giordana Ronci per i bambini dai 0 ai 2 anni.Il punto di partenza di qualsiasi progetto educativo sono gli obiettivi che ci poniamo e gli strumenti adoperati per raggiungerli. Il ministero nelle indicazioni nazionali elaborate nel maggio 2012 enuncia per la scuola dell’infanziaalcune finalità raggruppate in 5 campi d’esperienza e ampiamente condivisibili su cui lavoreremo ma che vanno integrate alla luce dell’idea di educazione che abbiamo maturato durante la nostra esperienza di educatori e ricercatori e del contesto socio-economico in cui lavoriamo. In particolare sono centrali nella nostra proposta: l’educazione alla felicità, l’educazione emozionale, la relazione, un ruolo attivo e partecipativo delle famiglie e una modalità maieutica, ludica ed esperienziale come stimolo principale all’apprendimento.

CAMPI D’ESPERIENZA

Gli insegnanti accolgono, valorizzano ed estendono le curiosità, le esplorazioni, le proposte dei bambini e creano occasioni di apprendimento per favorire l’organizzazione di ciò che i bambini vanno scoprendo.

L’esperienza diretta, il gioco, il procedere per tentativi ed errori, permettono al bambino, opportunamente guidato, di approfondire e sistematizzare gli apprendimenti. Ogni campo di esperienza offre un insieme di oggetti, situazioni, immagini e linguaggi, riferiti ai sistemi simbolici della nostra cultura, capaci di evocare, stimolare, accompagnare apprendimenti progressivamente più sicuri.

Nella scuola dell’infanzia i traguardi per lo sviluppo della competenza suggeriscono all’insegnante orientamenti, attenzioni e responsabilità nel creare piste di lavoro per organizzare attività ed esperienze volte a promuovere la competenza, che a questa età va intesa in modo globale e unitario.

IL SE’ E L’ALTRO

I bambini formulano tanti perché sulle questioni concrete, sugli eventi della vita quotidiana, sulle trasformazioni personali e sociali, sull’ambiente e sull’uso delle risorse, sui valori culturali, sul futuro vicino e lontano, spesso a partire dalla dimensione quotidiana della vita scolastica. Al contempo pongono domande di senso sul mondo e sull’esistenza umana. I molti perché rappresentano la loro spinta a capire il significato della vita che li circonda e il valore morale delle loro azioni. Nella scuola hanno molte occasioni per prendere coscienza della propria identità, per scoprire le diversità culturali, religiose, etniche, per apprendere le prime regole del vivere sociale, per riflettere sul senso e le conseguenze delle loro azioni.

Negli anni della scuola dell’infanzia il bambino osserva la natura e i viventi, nel loro nascere, evolversi ed estinguersi. Osserva l’ambiente che lo circonda e coglie le diverse relazioni tra le persone; ascolta le narrazioni degli adulti, le espressioni delle loro opinioni e della loro spiritualità e fede; è testimone degli eventi e ne vede la rappresentazione attraverso i media; partecipa alle tradizioni della famiglia e della comunità di appartenenza, ma si apre al confronto con altre culture e costumi; si accorge di essere uguale e diverso nella varietà delle situazioni, di poter essere accolto o escluso, di poter accogliere o escludere.

Raccoglie discorsi circa gli orientamenti morali, il cosa è giusto e cosa è sbagliato, il valore attribuito alle pratiche religiose. Si chiede dov’era prima di nascere e se e dove finirà la sua esistenza. Pone domande sull’esistenza di Dio, la vita e la morte, la gioia e il dolore.

Le domande dei bambini richiedono un atteggiamento di ascolto costruttivo da parte degli adulti, di rasserenamento, comprensione ed esplicitazione delle diverse posizioni.

A questa età, dunque, si definisce e si articola progressivamente l’identità di ciascun bambino e di ciascuna bambina come consapevolezza del proprio corpo, della propria personalità, del proprio stare con gli altri e esplorare il mondo. Sono gli anni della scoperta degli adulti come fonte di protezione e contenimento, degli altri bambini come compagni di giochi e come limite alla propria volontà. Sono gli anni in cui si avvia la reciprocità nel parlare e nell’ascoltare; in cui si impara discutendo.

Il bambino cerca di dare un nome agli stati d’animo, sperimenta il piacere, il divertimento, la frustrazione, la scoperta; si imbatte nelle difficoltà della condivisione e nei primi conflitti, supera progressivamente l’egocentrismo e può cogliere altri punti di vista.

Questo campo rappresenta l’ambito elettivo in cui i temi dei diritti e dei doveri, del funzionamento della vita sociale, della cittadinanza e delle istituzioni trovano una prima «palestra» per essere guardati e affrontati concretamente.

La scuola si pone come spazio di incontro e di dialogo, di approfondimento culturale e di reciproca formazione tra genitori e insegnanti per affrontare insieme questi temi e proporre ai bambini un modello di ascolto e di rispetto, che li aiuti a trovare risposte alle loro domande di senso in coerenza con le scelte della propria famiglia, nel comune intento di rafforzare i presupposti della convivenza democratica.

Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino gioca in modo costruttivo e creativo con gli altri, sa argomentare, confrontarsi, sostenere le proprie ragioni con adulti e bambini.

Sviluppa il senso dell’identità personale, percepisce le proprie esigenze e i propri sentimenti, sa esprimerli in modo sempre più adeguato.

Sa di avere una storia personale e familiare, conosce le tradizioni della famiglia, della comunità e le mette a confronto con altre.

Riflette, si confronta, discute con gli adulti e con gli altri bambini e comincia a riconoscere la reciprocità di attenzione tra chi parla e chi ascolta.

Pone domande sui temi esistenziali e religiosi, sulle diversità culturali, su ciò che è bene o male, sulla giustizia, e ha raggiunto una prima consapevolezza dei propri diritti e doveri, delle regole del vivere insieme.

Si orienta nelle prime generalizzazioni di passato, presente, futuro e si muove con crescente sicurezza e autonomia negli spazi che gli sono familiari, modulando progressivamente voce e movimento anche in rapporto con gli altri e con le regole condivise.

Riconosce i più importanti segni della sua cultura e del territorio, le istituzioni, i servizi pubblici, il funzionamento delle piccole comunità e della città.

IL CORPO E IL MOVIMENTO

I bambini prendono coscienza del proprio corpo, utilizzandolo fin dalla nascita come strumento di conoscenza di sé nel mondo. Muoversi è il primo fattore di apprendimento: cercare, scoprire, giocare, saltare, correre a scuola è fonte di benessere e di equilibrio psico-fisico.

L’azione del corpo fa vivere emozioni e sensazioni piacevoli, di rilassamento e di tensione,ma anche la soddisfazione del controllo dei gesti, nel coordinamento con gli altri; consente di sperimentare potenzialità e limiti della propria fisicità, sviluppando nel contempo la consapevolezza dei rischi di movimenti incontrollati.

I bambini giocano con il loro corpo, comunicano, si esprimono con la mimica, si travestono, si mettono alla prova, anche in questi modi percepiscono la completezza del proprio sé, consolidando autonomia e sicurezza emotiva.

Il corpo ha potenzialità espressive e comunicative che si realizzano in un linguaggio caratterizzato da una propria struttura e da regole che il bambino impara a conoscere attraverso specifici percorsi di apprendimento: le esperienze motorie consentono di integrare i diversi linguaggi, di alternare la parola e i gesti, di produrre e fruire musica, di accompagnare narrazioni, di favorire la costruzione dell’immagine di sé e l’elaborazione dello schema corporeo.

Le attività informali, di routine e di vita quotidiana, la vita e i giochi all’aperto sono altrettanto importanti dell’uso di piccoli attrezzi e strumenti, del movimento libero o guidato in spazi dedicati, dei giochi psicomotori e possono essere occasione per l’educazione alla salute attraverso una sensibilizzazione alla corretta alimentazione e all’igiene personale.

La scuola dell’infanzia mira a sviluppare gradualmente nel bambino la capacità di leggere e interpretare i messaggi provenienti dal corpo proprio e altrui, rispettandolo e avendone cura. La scuola dell’infanzia mira altresì a sviluppare la capacità di esprimersi e di comunicare attraverso il corpo per giungere ad affinarne le capacità percettive e di conoscenza

degli oggetti, la capacità di orientarsi nello spazio, di muoversi e di comunicare secondo immaginazione e creatività.

Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino vive pienamente la propria corporeità, ne percepisce il potenziale comunicativo ed espressivo, matura condotte che gli consentono una buona autonomia nella gestione della giornata a scuola.

Riconosce i segnali e i ritmi del proprio corpo, le differenze sessuali e di sviluppo e adotta pratiche corrette di cura di sé, di igiene e di sana alimentazione.

Prova piacere nel movimento e sperimenta schemi posturali e motori, li applica nei giochi individuali e di gruppo, anche con l’uso di piccoli attrezzi ed è in grado di adattarli alle situazioni ambientali all’interno della scuola e all’aperto.

Controlla l’esecuzione del gesto, valuta il rischio, interagisce con gli altri nei giochi di movimento, nella musica, nella danza, nella comunicazione espressiva.

Riconosce il proprio corpo, le sue diverse parti e rappresenta il corpo fermo e in movimento.

IMMAGINI,SUONI E COLORI

I bambini esprimono pensieri ed emozioni con immaginazione e creatività: l’arte orienta questa propensione, educando al piacere del bello e al sentire estetico. L’esplorazione dei materiali a disposizione consente di vivere le prime esperienze artistiche, che sono in grado di stimolare la creatività e contagiare altri apprendimenti. I linguaggi a disposizione dei bambini, come la voce, il gesto, la drammatizzazione, i suoni, la musica, la manipolazione

dei materiali, le esperienze grafico-pittoriche, i mass-media, vanno scoperti ed educati perché sviluppino nei piccoli il senso del bello, la conoscenza di se stessi, degli altri e della realtà.

L’incontro dei bambini con l’arte è occasione per guardare con occhi diversi il mondo che li circonda. I materiali esplorati con i sensi, le tecniche sperimentate e condivise nell’atelier della scuola, le osservazioni di luoghi (piazze, giardini, paesaggi) e di opere (quadri, musei, architetture) aiuteranno a migliorare le capacità percettive, coltivare il piacere della fruizione, della produzione e dell’invenzione e ad avvicinare alla cultura e al patrimonio artistico.

La musica è un’esperienza universale che si manifesta in modi e generi diversi, tutti di pari dignità, carica di emozioni e ricca di tradizioni culturali. Il bambino, interagendo con il paesaggio sonoro, sviluppa le proprie capacità cognitive e relazionali, impara a percepire, ascoltare, ricercare e discriminare i suoni all’interno di contesti di apprendimento significativi. Esplora le proprie possibilità sonoro-espressive e simbolico-rappresentative, accrescendo

la fiducia nelle proprie potenzialità. L’ascolto delle produzioni sonore personali lo apre al piacere di fare musica e alla condivisione di repertori appartenenti a vari generi musicali.

Il bambino si confronta con i nuovi media e con i nuovi linguaggi della comunicazione, come spettatore e come attore. La scuola può aiutarlo a familiarizzare con l’esperienza della multimedialità (la fotografia, il cinema, la televisione, il digitale), favorendo un contatto attivo con i «media» e la ricerca delle loro possibilità espressive e creative.

Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino comunica, esprime emozioni, racconta, utilizzando le varie possibilità che il linguaggio del corpo consente.

Inventa storie e sa esprimerle attraverso la drammatizzazione, il disegno, la pittura e altre attività manipolative; utilizza materiali e strumenti, tecniche espressive e creative; esplora le potenzialità offerte dalle tecnologie.

Segue con curiosità e piacere spettacoli di vario tipo (teatrali, musicali, visivi, di animazione…); sviluppa interesse per l’ascolto della musica e per la fruizione di opere d’arte.

Scopre il paesaggio sonoro attraverso attività di percezione e produzione musicale utilizzando voce, corpo e oggetti.

Sperimenta e combina elementi musicali di base, producendo semplici sequenze sonoro-musicali.

Esplora i primi alfabeti musicali, utilizzando anche i simboli di una notazione informale per codificare i suoni percepiti e riprodurli.

I DISCORSI E LE PAROLE

La lingua, in tutte le sue funzioni e forme, è uno strumento essenziale per comunicare e conoscere, per rendere via via più complesso e meglio definito, il proprio pensiero, anche grazie al confronto con gli altri e con l’esperienza concreta e l’osservazione. È il mezzo per esprimersi in modi personali, creativi e sempre più articolati. La lingua materna è parte dell’identità di ogni bambino, ma la conoscenza di altre lingue apre all’incontro con nuovi mondi e culture.

I bambini si presentano alla scuola dell’infanzia con un patrimonio linguistico significativo, ma con competenze differenziate, che vanno attentamente osservate e valorizzate. In un ambiente linguistico curato e stimolante i bambini sviluppano nuove capacità quando interagiscono tra di loro, chiedono spiegazioni, confrontano punti di vista, progettano giochi e attività, elaborano e condividono conoscenze. I bambini imparano ad ascoltare storie e racconti, dialogano con adulti e compagni, giocano con la lingua che usano, provano il piacere

di comunicare, si cimentano con l’esplorazione della lingua scritta.

La scuola dell’infanzia ha la responsabilità di promuovere in tutti i bambini la padronanza della lingua italiana, rispettando l’uso della lingua di origine. La vita di sezione offre la possibilità di sperimentare una varietà di situazioni comunicative ricche di senso, in cui ogni bambino diventa capace di usare la lingua nei suoi diversi aspetti, acquista fiducia nelle

proprie capacità espressive, comunica, descrive, racconta, immagina. Appropriati percorsi didattici sono finalizzati all’estensione del lessico, alla corretta pronuncia di suoni, parole e frasi, alla pratica delle diverse modalità di interazione verbale (ascoltare, prendere la parola, dialogare, spiegare), contribuendo allo sviluppo di un pensiero logico e creativo.

L’incontro e la lettura di libri illustrati, l’analisi dei messaggi presenti nell’ambiente incoraggiano il progressivo avvicinarsi dei bambini alla lingua scritta, e motivano un rapporto positivo con la lettura e la scrittura.

I bambini vivono spesso in ambienti plurilingui e, se opportunamente guidati, possono familiarizzare con una seconda lingua, in situazioni naturali, di dialogo, di vita quotidiana, diventando progressivamente consapevoli di suoni, tonalità, significati diversi.

Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino usa la lingua italiana, arricchisce e precisa il proprio lessico, comprende parole e discorsi, fa ipotesi sui significati.

Sa esprimere e comunicare agli altri emozioni, sentimenti, argomentazioni attraverso il linguaggio verbale che utilizza in differenti situazioni comunicative.

Sperimenta rime, filastrocche, drammatizzazioni; inventa nuove parole, cerca somiglianze e analogie tra i suoni e i significati.

Ascolta e comprende narrazioni, racconta e inventa storie, chiede e offre spiegazioni, usa il linguaggio per progettare attività e per definirne regole.

Ragiona sulla lingua, scopre la presenza di lingue diverse, riconosce e sperimenta la pluralità dei linguaggi, si misura con la creatività e la fantasia.

Si avvicina alla lingua scritta, esplora e sperimenta prime forme di comunicazione attraverso la scrittura, incontrando anche le tecnologie digitali e i nuovi media.

LA CONOSCENZA DEL MONDO

I bambini esplorano continuamente la realtà e imparano a riflettere sulle proprie esperienze descrivendole, rappresentandole, riorganizzandole con diversi criteri. Pongono così le basi per la successiva elaborazione di concetti scientifici e matematici che verranno proposti nella scuola primaria.

La curiosità e le domande sui fenomeni naturali, su se stessi e sugli organismi viventi e su storie, fiabe e giochi tradizionali con riferimenti matematici, possono cominciare a trovare risposte guardando sempre meglio i fatti del mondo, cercando di capire come e quando succedono, intervenendo per cambiarli e sperimentando gli effetti dei cambiamenti. Si avviano così le prime attività di ricerca che danno talvolta risultati imprevedibili, ma che costruiscono

nel bambino la necessaria fiducia nelle proprie capacità di capire e di trovare spiegazioni.

Esplorando oggetti, materiali e simboli, osservando la vita di piante ed animali, i bambini elaborano idee personali da confrontare con quelle dei compagni e degli insegnanti.

Imparano a fare domande, a dare e a chiedere spiegazioni, a lasciarsi convincere dai punti di vista degli altri, a non scoraggiarsi se le loro idee non risultano appropriate. Possono quindi avviarsi verso un percorso di conoscenza più strutturato, in cui esploreranno le potenzialità

del linguaggio per esprimersi e l’uso di simboli per rappresentare significati.

Oggetti, fenomeni, viventi

I bambini elaborano la prima «organizzazione fisica» del mondo esterno attraverso attività concrete che portano la loro attenzione sui diversi aspetti della realtà, sulle caratteristiche della luce e delle ombre, sugli effetti del calore. Osservando il proprio movimento e quello degli oggetti, ne colgono la durata e la velocità, imparano a organizzarli nello spazio e nel tempo e sviluppano una prima idea di contemporaneità.

Toccando, smontando, costruendo e ricostruendo, affinando i propri gesti, i bambini individuano qualità e proprietà degli oggetti e dei materiali, ne immaginano la struttura e sanno assemblarli in varie costruzioni; riconoscono e danno un nome alle proprietà individuate, si accorgono delle loro eventuali trasformazioni. Cercano di capire come sono fatti e come funzionano macchine e meccanismi che fanno parte della loro esperienza, cercando di capire

anche quello che non si vede direttamente: le stesse trasformazioni della materia possono essere intuite in base a elementari modelli di strutture «invisibili».

Il proprio corpo è sempre oggetto di interesse, soprattutto per quanto riguarda i processi nascosti, e la curiosità dei bambini permette di avviare le prime interpretazioni sulla sua struttura e sul suo funzionamento. Gli organismi animali e vegetali, osservati nei loro ambienti o in microambienti artificiali, possono suggerire un «modello di vivente» per capire i processi più elementari e la varietà dei modi di vivere. Si può così portare l’attenzione dei bambini sui cambiamenti insensibili o vistosi che avvengono nel loro corpo, in quello degli

animali e delle piante e verso le continue trasformazioni dell’ambiente naturale.

Numeri e spazio

La familiarità con i numeri può nascere a partire da quelli che si usano nella vita di ogni giorno; poi, ragionando sulle quantità e sulla numerosità di oggetti diversi, i bambini costruiscono le prime fondamentali competenze sul contare oggetti o eventi, accompagnandole con i gesti dell’indicare, del togliere e dell’aggiungere. Si avviano così alla conoscenza del numero e della struttura delle prime operazioni, suddividono in parti i materiali e realizzano elementari attività di misura. Gradualmente, avviando i primi processi di astrazione, imparano a rappresentare con simboli semplici i risultati delle loro esperienze.

Muovendosi nello spazio, i bambini scelgono ed eseguono i percorsi più idonei per raggiungere una meta prefissata scoprendo concetti geometrici come quelli di direzione e di angolo. Sanno descrivere le forme di oggetti tridimensionali, riconoscendo le forme geometriche e individuandone le proprietà (ad esempio, riconoscendo nel «quadrato» una proprietà dell’oggetto e non l’oggetto stesso).

Operano e giocano con materiali strutturati, costruzioni, giochi da tavolo di vario tipo.

Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino raggruppa e ordina oggetti e materiali secondo criteri diversi, ne identifica alcune proprietà, confronta e valuta quantità; utilizza simboli per registrarle; esegue misurazioni usando strumenti alla sua portata.

Sa collocare le azioni quotidiane nel tempo della giornata e della settimana.

Riferisce correttamente eventi del passato recente; sa dire cosa potrà succedere in un futuro immediato e prossimo.

Osserva con attenzione il suo corpo, gli organismi viventi e i loro ambienti, i fenomeni naturali, accorgendosi dei loro cambiamenti.

Si interessa a macchine e strumenti tecnologici, sa scoprirne le funzioni e i possibili usi.

Ha familiarità sia con le strategie del contare e dell’operare con i numeri sia con quelle necessarie per eseguire le prime misurazioni di lunghezze, pesi, e altre quantità.

Individua le posizioni di oggetti e persone nello spazio, usando termini come avanti/dietro, sopra/sotto, destra/sinistra, ecc.; segue correttamente un percorso sulla base di indicazioni verbali.

ALCUNE RIFLESSIONI CONCLUSIVE SUI CAMPI D’ESPERIENZA

Ogni campo di esperienza offre specifiche opportunità di apprendimento, ma contribuisce allo stesso tempo a realizzare i compiti di sviluppo pensati unitariamente per i bambini dai tre ai sei anni, in termini di identità (costruzione del sé, autostima, fiducia nei propri mezzi), di autonomia (rapporto sempre più consapevole con gli altri), di competenza (come elaborazione di conoscenze, abilità, atteggiamenti), di cittadinanza (come attenzione alle

dimensioni etiche e sociali).

Al termine del percorso triennale della scuola dell’infanzia, è ragionevole attendersi che ogni bambino abbia sviluppato alcune competenze di base che strutturano la sua crescita personale.

Riconosce ed esprime le proprie emozioni, è consapevole di desideri e paure, avverte gli stati d’animo propri e altrui.

Ha un positivo rapporto con la propria corporeità, ha maturato una sufficiente fiducia in sé, è progressivamente consapevole delle proprie risorse e dei propri limiti, quando occorre sa chiedere aiuto.

Manifesta curiosità e voglia di sperimentare, interagisce con le cose, l’ambiente e le persone, percependone le reazioni ed i cambiamenti.

Condivide esperienze e giochi, utilizza materiali e risorse comuni, affronta gradualmente i conflitti e ha iniziato a riconoscere le regole del comportamento nei contesti privati e pubblici.

Ha sviluppato l’attitudine a porre e a porsi domande di senso su questioni etiche e morali.

Coglie diversi punti di vista, riflette e negozia significati, utilizza gli errori come fonte di conoscenza.

Sa raccontare, narrare, descrivere situazioni ed esperienze vissute, comunica e si esprime con una pluralità di linguaggi, utilizza con sempre maggiore proprietà la lingua italiana.

Dimostra prime abilità di tipo logico, inizia ad interiorizzare le coordinate spazio-temporali e ad orientarsi nel mondo dei simboli, delle rappresentazioni, dei media, delle tecnologie.

Rileva le caratteristiche principali di eventi, oggetti, situazioni, formula ipotesi, ricerca soluzioni a situazioni problematiche di vita quotidiana.

È attento alle consegne, si appassiona, porta a termine il lavoro, diventa consapevole dei processi realizzati e li documenta.

Si esprime in modo personale, con creatività e partecipazione, è sensibile alla pluralità di culture,lingue, esperienze

L’IDEA

In questa sezione proveremo a delineare quelle che sono le scelte dal punto di vista etico-filosofico che orientano la teoria ed i comportamenti della nostra scuola. Non è auspicabile infatti che non si prendano posizioni, seppur soggettive e criticabili, intorno ad alcune antinomie che convivono nella nostra società. Autonomia o dipendenza, competizione e cooperazione, movimento o immobilismo, crescita o decrescita sono alcuni esempi delle scelte che quotidianamente compiamo per noi e per i bambini che educhiamo.

Assai importante è che la famiglia si orienti verso quella struttura che abbia degli orientamenti educativi quanto più vicini alla propria idea di giusta crescita. Se a casa si cerca con coraggio e fatica di lavorare sull’autonomia dei propri figli, mentre a scuola lo spazio di esplorazione del bambino è limitato, si creerà una dicotomia che influirà negativamente sulla sua crescita. Posto davanti ad un bivio che conduce in direzioni opposte, il bambino ha spesso come reazione naturale e istintiva, l’immobilismo o la ribellione.

Per questo motivo il genitore viene invitato, allorquando iscrive il figlio alla nostra scuola, a leggere il nostro modello educativo.

IL CONTESTO SOCIO CULTURALE

Sebbene via siano degli obiettivi pedagogici che si possono ritenere comuni in ogni spazio ed in ogni tempo, ve ne sono alcuni che hanno più o meno importanza a seconda del luogo e del momento storico che viviamo. E’ utile, dunque, in fase di progettazione, tenere bene in considerazione il contesto socio-culturale entro cui operiamo. L’importanza di un buonrapporto affettivo è la base di qualsiasi corretta comunicazione, per il bambino indigeno del Chiapas , come per quello cresciuto nelle campagne italiane; lo era  nel 1973 quando si è fatta l’ultima legge organica sull’infanzia in Italia ed è importante ora a distanza di 35 anni. Lo stesso discorso lo si può fare per l’autonomia, per l’autostima o per la corretta comunicazione . Accanto a queste e ad altre finalità di tal fatta, ve ne sono alcune che hanno bisogno di più o meno attenzione a seconda del luogo e del tempo che si vive. Nelle favelas brasiliane gli istituti che con diversi obiettivi si occupano di infanzia sono concordi nell’evidenziare come la maggior  parte delle loro energie vengono destinate a garantire un pasto al giorno e assistenza medica. Di certo le scuole di un qualsiasi paese europeo o nordamericano non hanno di queste preoccupazioni. Se nel 1973 era assai importante la presenza del pediatra a scuola, perché poche famiglie avevano il proprio, adesso un nido o una scuola dell’infanzia possono fare tranquillamente a meno di tale figura avendo già ciascun bambino il proprio dottore (il legislatore prenda nota poiché ancora le scuole devono sprecare una stanza per un pediatra che non serve). Nelle scuole di campagna, dove i bambini sia a scuola che a casa hanno ampi spazi da percorrere ed esplorare, l’educazione corporea avviene quasi da sé, stimolata dall’ambiente circostante; in città viceversa dove mancano spazi di movimento o esplorazione porre attenzione alla strutturazione degli spazi ed all’educazione del corpo è una priorità assoluta.

Fatta la dovuta distinzione tra ciò che è universale e ciò che è particolare proviamo a scattare un istantanea del contesto in cui viviamo per spiegare poi le scelte etiche che abbiamo fatto .

Siamo molto fortunati, poiché grazie al processo di omologazione in corso, tanto delle persone quanto  dei pomodori, con un’ unica foto prendiamo il Texas, la Catalogna, il Molise e tutti i posti che rientrano nel cosiddetto occidente sviluppato …bah.

Viviamo in una società che a parole pone il bambino al centro, nei fatti lo rinchiude in celle di cemento addolcendolo con un videogioco ed una sana merendina. Trovare uno parco nelle grande città è fortuna che capita a pochi mentre abbondano i centri commerciali, i parcheggi e i tratti di strade alta velocità.

Non c’è bisogno di spiattellare dati ISTAT per evidenziare come il nucleo familiare sia composto da genitori che lavorano sempre di più e sempre più lontano e da bambini che trascorrono tanto tempo nelle diverse entità educative. Arrivare a tre figli spetta a una famiglia su cinque e scompaiono quelli che erano veri e propri centri di aggregazione, funzionali all’autonomia quanto alla socialità, come il cortile, il parco o il bosco. Inoltre tutti corriamo e facciamo a gara e sono sempre più rari i contesti di lavoro, per esempio, dove si investe sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione. Basta guardare le nostre case per vedere l’isolamento cui ci siamo condannati: porte, portoni, cancelli, sbarre, inferriate, telecamere, antifurti. E infine la crescita, come paradigma di tutti gli stati e gli individui, la ricerca continua di far crescere il PIL e uno stile di vita improntato sull’eccesso, lo spreco ed un rapporto di violenta sopraffazione della natura. Intorno a tutti questi temi abbiamo preso una posizione, convinti che nulla è dato per sempre e che tutto vada costantemente sottoposto a critica ed analisi.

I BISOGNI DEI BAMBINI E LE STRATEGIE EFFICACI

Siamo sempre tutti concordi nell’evidenziare la necessità di prenderci cura e dare le giuste attenzioni ai bambini. Famiglie, scuole e stato non perdono occasione per sottolineare questo concetto ma spesso alle parole non corrispondono i fatti. I nostri pargoli ricevono molti regali, hanno le stanze piene di giocattoli e le credenze stracolme di merendine , fanno inglese, nuoto, scherma calcio tennis ecce cc ,ma siamo certi che questi siano i reali bisogni dei nostri piccoli ?

I genitori, spesso non per scelta propria, trascorrono sempre meno tempo e di minor qualità con i figli, le scuole , non di rado fatiscenti, sono luoghi sempre più simili a delle caserme o  a delle fabbriche e non sembrano pensate per accogliere esseri curiosi e dinamici come i bambini e il legislatore sono oltre 30 anni che non aggiorna le ormai anacronistiche leggi sull’asilo nido e sulla scuola dell’infanzia.

Nelle città stanno scomparendo i parchi e i luoghi di aggregazione e gioco che hanno contraddistinto la nostra infanzia e tanti altri segnali ci fanno pensare che l’interesse per i bambini sia solo di facciata e non reale.

Non parliamo a caso di bambini di 0 anni, anche quando si trovano nel grembo materno i nostri piccoli hanno dei diritti: Il diritto a un clima familiare amorevole, il diritto ad una mamma e ad un papà sereni e presenti, il diritto a non essere bombardati da farmaci ed ecografie.

Il momento della nascita poi è contraddistinto da alcune pratiche che di certo non aiutano il suo affacciarsi alla nuova vita al di fuori della calda e accogliente pancia della mamma. Non vogliamo dare giudizi perché ogni storia ha le sue ragioni ma di certo notiamo un aumento dei parti cesarei , dell’utilizzo dell’epidurale e di farmaci in questa esperienza che diventa sempre meno naturale e sempre piu’ medicalizzata. La mamma non sempre puo’ essere vicina al neonato nei momenti successivi al parto e il papà se è fortunato riesce a vederlo attraverso uno specchio.

Intorno all’anno di vita i piccoli cominciano a muovere i primi passi da soli pronti per esplorare la vita in maniera sempre più autonoma e la nostra analisi partirà proprio da questo momento.

Il bisogno più importante è a parere nostro è quello di una sana relazione con gli adulti di riferimento . I bambini guardano il mondo con i nostri occhi e si affacciano alle nuove esperienze poggiandosi sulle nostre emozioni ed è fondamentale che i genitori e gli educatori sappiano accompagnarli ascoltandoli, sostenendoli ed essendo presenti senza ledere il loro diritto all’autonomia e all’espressione delle proprie attitudini.

Noi esseri umani abbiamo diverse necessità che non afferiscono solamente alla sfera cognitiva e a quella materiale , legata al sostentamento fisico, come sembra affermare la cultura occidentale. Siamo d’accordo con l’opinione di Alejandro Jodorowsky il quale parla di 4 centri energetici: cognitivo(la testa), emotivo (il cuore), sessuale- creativo (zona pubica) e materiale ( i piedi). Intorno a noi vediamo invece un’attenzione eccessiva per l’aspetto cognitivo e quello materiale mentre vengono trascurati quello legato alle emozioni e all’espressione  creativa.

Partendo da questo presupposto riteniamo fondamentale che il processo educativo dia il giusto spazio alle emozioni e all’aspetto creativo.

Educare alle emozioni significa creare un ambiente sereno e rassicurante che permetta al bambino di viverle in un contesto protetto e incentivante fatto di relazioni amorevoli e sincere.

Sollecitare l’aspetto creativo significa ridare valore ad alcune competenze trascurate dei pargoli quali l’immaginazione, la fantasia e l’autonomia .

Proprio alle emozioni e alla creatività, in quanto a nostro parere trascurate, daremo in seguito molto spazio mentre per quanto riguarda l’aspetto cognitivo vorremmo sottolineare che anche  questo ambito andrebbe sviluppato in maniera più armonica. Partendo dalla teoria di Howard Gardner che parla di 7 intelligenze, notiamo come nel nostro tempo vengano privilegiate quella linguistica , abilità legata ad una corretta comunicazione verbale , e quella logico- matematica, abilità nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti e nell’individuazione di relazioni e principi,a discapito delle altre:

  • Spaziale abilità nel percepire e rappresentare gli oggetti visivi manipolandoli idealmente anche in loro assenza
  • Cinestetica abilità nel controllo e coordinamento dei movimenti del corpo
  • Interpersonale abilità di interpretare emozioni, motivazioni estati d’animo altrui
  • Intrapersonale abilità nel comprendere le proprie emozioni e incanalarle in forme accettabili dal punto di vista sociale
  • Musicale abilità nel riconoscere e apprezzare il linguaggio armonico dei suoni

Infine ragionando sull’aspetto materiale vorremmo focalizzare l’attenzione sull’alimentazione dei nostri piccoli. Nelle nostre tavole abbondano dolci in eccesso, merendine e biscotti dallo scarso valore nutrizionale, frutta e verdura piene di pesticidi, carne con antibiotici e ormoni, pesce al mercurio ecc. ecc. Il nostro obiettivo è lavorare su un’alimentazione sana rispettosa della salute e dell’ambiente

GLI ALTRI BISOGNI

Ci pareva doveroso sottolineare che una sana relazione, l’attenzione alle emozioni e la creatività siano per i nostri piccoli bisogni primari che permettono loro una crescita armoniosa e felice, ma ovviamente ce ne sono altri ugualmente importanti:

•               Movimento

•               Autonomia

•               Socialità

•               Costruzione libera dell’individualità

•               Sviluppo dei 5 sensi

•               Gioco

•               Esplorazione

•               Curiosità

•               Esperienze dirette

•               Avventura

•               Autostima

•               Sicurezza

STRATEGIE EFFICACI

Il processo educativo è la sintesi delle esperienze del bambino, portatore di una sua unica ed irripetibile individualità, all’interno della famiglia , della scuola e della comunità in cui vive, comunità portatrice di valori, comportamenti e relazioni con cui necessariamente ciascun essere umano si relaziona. E’ importante dunque che si presti attenzione a tutti e tre questi livelli ed è di particolare rilevanza l’affinità ideale e di comportamenti  tra scuola e famiglia. Quanto più a casa e a scuola si intessono relazioni ricche e amorevoli tanto più si riusciranno a neutralizzare le tendenze materialiste e individualiste che vigono nella nostra città e nel nostro stato e che, a parere nostro, ostacolano il cammino verso la felicità e verso un completo e armonico sviluppo delle potenzialità dell’essere umano.

IN FAMIGLIA

La famiglia è il punto di partenza del processo educativo, è la prima comunità con cui i bambini si relazionano. E’ la famiglia che sceglie l’impostazione educativa che più le pare giusta per i propri figli. La mamma e il papà, o uno dei due in caso di famiglia monoparentale,  sono gli esempi di cui i pargoli si nutrono per costruire la propria idea di sé ed è fondamentale però che questi non diventino un limite allo sviluppo dell’identità dei figli.

In Italia sono tantissimi i casi in cui da grandi si fa lo stesso mestiere del padre o della madre in un ciclo generazionale che propone dinastie di falegnami, medici, commercianti ecc. ecc.

E’ per noi un segnale preoccupante perché questa pratica nega un principio per noi sacrosanto, quello dell’unicità e irripetibilità di ciascun individuo.

Questo accade perché spesso nel desiderio e nelle aspettative di noi genitori c’è la volontà che i nostri figli ripercorrano le nostre orme, ipotizzando erroneamente che uno solo sia il cammino che porta alla felicità.

Analizzando il sempre crescente utilizzo di psicofarmaci, alcol e droghe ci sentiamo di dire che in realtà siamo lontani da questo obiettivo. E’ importante, a parere nostro, che ciascuna famiglia garantisca autonomia di sviluppo ai propri figli partendo dal loro talento e dalle loro attitudini e che lo faccia con amorevole partecipazione e garantisca loro esperienze di socialità sane  e amorevoli.

Un ruolo fondamentale della famiglia è anche quello di impegnarsi per costruire una società più umana , che ricerchi sempre la pace e che garantisca opportunità alle nuove generazioni. Il disimpegno sociale e politico offre nutrimento a coloro che guidano le nostre società e che sono mossi da meri interessi di parte che mal si pongono ai fini di un reale progresso umano.

Un ultimo aspetto che ci sentiamo di evidenziare è quello della quantità e qualità di tempo che dedichiamo ai nostri figli. Viviamo in un sistema che spesso ci obbliga a lavorare tanto, in cui la maternità e la paternità , soprattutto in Italia non vengono garantite, ed in cui spesso siamo costretti a relazionarci coni i piccoli ormai svuotati di qualsiasi energia.

Come genitori dobbiamo pretendere che questa situazione cambi perché un siffatto ambiente non è d’aiuto ai nostri figli.

Concludiamo con un’affermazione di William Rodriguez  pedagogistadell’ Istituto Popular de Cultura di Cali (Colombia):

” Se viviamo in una famiglia dove la rete di affetti è debole, i livelli di aggressività sono molto alti. Se c’è violenza è probabile che il bambino sia violento, se non c’è ascolto è probabile che non ascolti. Non sicuramente perché crediamo nel potere dell’individualità ma probabilmente, e in quanto famiglia dobbiamo lavorare per rendere probabile l’amore”

LA SCUOLA

La scuola ha un ruolo fondamentale in quanto luogo in cui i bambini trascorrono molto tempo ed in quanto istituzione che deve garantire il giusto supporto alle famiglie sia nel trasmettere conoscenza e informazioni sia dal punto di vista emotivo e relazionale. Purtroppo la scuola non cambia da molto tempo i suoi abiti e molto esplicativa in tal senso è l’affermazione di Simone Andre’ coordinatrice educativa dell’Istituto Ayrton Sennain Brasile:

“Se un chirurgo del secolo IXX o XX entra in una sala operatoria del nostro secolo non saprebbe dove mettere le mani, non riconoscerebbe gli strumenti e non troverebbe il paziente. Se invece un maestro del secolo IXX o XX entrasse in un’aula delle nostre scuole attuali saprebbe benissimo come muoversi perché quasi nulla è cambiato”

Questo dato ci pare inattaccabile e a pensarci bene la scuola come la conosciamo noi è nata addirittura nel secolo XVIII , in Prussia in un periodo chiamato Dispotismo Illuminato. Dice Rafael GonzalezHeck del Colegio Rudolf Steiner in Cile

“Fu in quel contesto che venne delineato il concetto di educazione: una educazione pubblica , gratuita e obbligatoria. Nasce con lo scopo di evitare le rivoluzioni che avvenivano in Francia. I monarchi recepirono alcuni principi dell’Illuminismo per accontentare il popolo, mantenendo però unregime assolutista.La sua struttura erede del modello spartano fomentava la disciplina, l’obbedienza e il regime autoritario. Questi despoti illuminati con questa impostazione raggiungevano ciò di cui avevano bisogno: un popolo docile e obbediente e che si potesse preparare alle guerre che erano all’orizzonte in quegli anni in tutta Europa, in tutte le nazioni che  stavano nascendo. Infatti anche Caterina la Grande in Russia convocò gli Enciclopedisti francesi con lo stesso scopo. Diderot andò li ed elaborò un pacchetto destinato non a formare dei cittadini ma piuttosto obbedienti sudditi.

Con il passare del tempo questo modello si diffuse a livello internazionale.

Questa è l’origine dell’educazione pubblica, infatti Napoleone, guarda caso, che pure era nemico giurato di questi despoti, ripropose lo stesso modello e diceva a chiare lettere “Io voglio formare un corpo docente per tenere sotto controllo l’opinione dei francesi” Per lui era chiaro e questo modello si sappia o non si sappia rimane quello vigente fino ai giorni nostri”

Questo sistema scolastico faceva poi comodo nel periodo della rivoluzione industriale e nel secolo successivo anche ai grandi capitalisti e non èun caso che Henry Ford e tanti suoi amici furono tra i maggiori sostenitori e finanziatori di questo modello.

L’educazione è stata ed è tutt’ora uno strumento in mano ai poteri forti che permette che la cultura si mantenga invariata e si ripeta continuamente affinché  perduri l’attuale struttura sociale.

A conferma di tale assunto e per portare un esempio italico queste sono le parole del ministro della pubblica istruzione del 1894 P.I.Baccelli:

“Bisogna insegnare solo  a leggere e a scrivere, bisogna istruire ilpopolo quanto basta, insegnare la storia in chiave nazionalistica(basta vedere come viene trattato il genocidio dei popoli indigeni con la scoperta dell’America) e ridurre le scienze sotto un’unica materia di nozioni varie….bisogna mettere da parte l’antidogmatismo, l’educazione al dubbio e alla critica, non devono pensare altrimenti sono guai!”

Sarà per questo motivo che la scuola dell’infanzia italiana così piena di contributi pedagogici bellissimi come quelli di Maria Montessori, Bruno Ciari, Rosa e Carolina Agazzi ecc. ecc. stenta a renderli operanti e anzi il nostro ministro dell’istruzione vorrebbe sempre più equipararla alla scuola elementare già ben strutturata per i fini di cui abbiamo sin’ ora parlato  ? Sarà per questo che le prove Invalsi che sono uno stimolo all’omologazione a alla non espressione del talento di ciascuno verranno presto proposti anche ai bambini di 5 anni !!!!?

Insomma crediamo che la scuola debba cambiare e debba farlo proprio partendo dai reali bisogni dei bambini. Essi non hanno bisogno di essere omologati ma devono poter esprimere il proprio talento, hanno bisogno di un ambiente che sia cooperativo e non competitivo e di esperienze dirette che sollecitino il loro spirito critico e garantiscono una libertà sempre più negata dall’eccessiva disciplina edal clima precettistico che abbiamo costruito intorno al loro.

OBIETTIVI PECULIARI DELL’ASILO NEL BOSCO

Alla luce di quanto sopra descritto reputiamo opportuno porre l’accento su alcune finalità che ci paiono particolarmente importanti nel luogo e nel tempo in cui viviamo.

RELAZIONI E CLIMA GENERALE PER UNA SCUOLA CHE SIA SEMPRE PIU’ FAMIGLIA

Non esiste educazione senza una relazione affettiva tra adulto e bambino. E’ il primo obiettivo del nostro agire quotidiano,  la base su cui costruire percorsi autonomi di sviluppo cognitivo, corporeo e sociale.  Attraverso la sicurezza, che scaturisce da un solido legame affettivo, il bambino affronta tutte le esperienze funzionali allo sviluppo della propria personalità con più slancio e maggior vigore. In questo contesto anche un “NO” viene accettato, in quanto il “non posso farlo” viene interpretato non come la rottura di un rapporto, ma come un sostegno alla crescita.

Funzionale al nostro obiettivo è la creazione di un ambiente scolastico, specie nel periodo dell’accoglienza, caldo e rassicurante, quasi familiare,come reclamavano, ad esempio, Rosa e Carolina Agazzi nella loro ricerca pedagogica. In questo clima il bambino potrà acquisire la sicurezza che gli  consentirà di vivere pienamente qualsiasi esperienza; successivamente sarà importante creare contesti in cui possa esprimersi, manifestando ansie ed aspirazioni, ed in cui vengano riconosciute ed apprezzate le proprie peculiari attitudini e virtù. Un bambino sicuro di sé è in grado di aprirsi agli altri e di attivare processi di socializzazione di alta qualità.

Un atteggiamento eccessivamente autoritario e repressivo degli educatori crea distanza tra adulto e bambino e va palesemente contro i nostri obiettivi, per questo gli educatori dell’asilo nel bosco si mostrano rasserenanti ed incentivanti, prestando particolare cura  alla genuinità della relazione evitando ogni convenzionalità o forzatura artificiosa. Lo scopo è quello attraverso dei comportamenti che alimentino la sua autostima di incentivare nel bambino la scoperta della sua capacità di costruire sani e saldi vincoli interpersonali e soddisfare così il suo naturale bisogno di socialità.

Qualcuno per scelta,  altri per necessità , molti nuclei familiari sono composti da genitori che trascorrono meno tempo a casa. Sempre più sono i bambini iscritti al tempo pieno, che vivono a scuola metà della propria giornata . Per molto tempo, sicuramente fino alle prime lotte di emancipazione delle donne si è considerata la famiglia come il luogo dove educaree la scuola dell’infanzia come il posto deputato ad  istruire . Per educare intendiamo fornire gli strumenti morali ed etici per affrontare la vita, mentre istruire, in questo contesto, significa fornire conoscenze tecnico-pratiche. Così la famiglia è il luogo delle coccole e della tolleranza, e la scuola è lo spazio intriso di formalismi in cui predominano ordine e disciplina. Questa separazione, a parere nostro, non è auspicabile nell’ anno 2014 e così anche la scuola si fa famiglia. Un clima sereno e amorevole, un elevato tasso di attenzioni, una educazione quanto più tagliata  per l’individuo singolo sono tutte prerogative della nostra idea di scuola. I rapporti tra educatori e bambini, tra educatori e famiglie non devono basarsi su inutili formalismi ma privilegiare la schiettezza e la sincerità. L’educatore non è l’autorità che emette nozioni e sentenze ma la figura in grado di ascoltare ed accogliere le ansie e le gioie dei bambini. La distanza corporea tra maestre e bambini deve diminuire, non devono mai mancare i momenti di intimità e gli abbracci.

La presenza di momenti dedicati all’ozio o alla libera scelta dei minori, così come la presenza di educatori maschi sono altri strumenti funzionali al nostro scopo.

Insomma una scuola che vuole indossare gli accoglienti abiti della famiglia deve riempirsi di amorevolezza e cercare di costruire un processo educativo ad hoc per ogni bambino.

Per fare questo abbiamo reputato opportuno applicare un rapporto diverso educatore – bambino che nella scuola tradizionale è 1 a 25 mentre nel nostro asilo nel bosco sarà 1 a 10.

L’AUTONOMIA

Per autonomia non intendiamo tanto l’abilità a esercitare senza aiuto esterno una qualsiasi attività o competenza, quanto il gusto ed il piacere dell’esplorazione e della scoperta autonoma. Affrontare la quotidianità e le sue diverse e molteplici situazioni avendo il giusto spazio per l’esplorazione individuale, permette al bambino di avere una motivazione maggiore e soprattutto di acquisire nuove competenze, che poggiano su basi solide e durature perché fondate sull’esperienza diretta.

Il ruolo dell’educatore in tale contesto è quello di accompagnare sempre con le giuste attenzioni il bambino in una nuova esperienza evitando però intrusioni non necessarie e avendo fiducia nelle capacità dei piccoli. La presenza discreta dell’adulto che ripone la giusta fiducia nel piccolo è un requisito fondamentale se si vuole stimolare autonomia. Quando per esempio un bambino manifesta interesse a muovere i suoi primi passi da solo, l’educatore eviterà di sorreggerlo fisicamente ma gli avvicinerà delle carioline o dei carrelli sui quali potrà sostenersi e con i quali potrà muoversi liberamente, contemporaneamente gli farà percepire la sua vicinanza osservandolo e incoraggiandolo qualora ce ne fosse bisogno. L’attenzione a questo fondamentale aspetto della crescita umana è sempre alta e accompagna il bambino nell’acquisizione di tutte le sue competenze motorie e cognitive. Di fondamentale importanza per la progettazione del nostro lavoro è stata l’esperienza della pediatra Emma Pikler che nella struttura di Via Loczy a Budapest ha potuto evidenziare la valenza dell’autonomia nella crescita anche in funzione preventiva di alcune patologie tipiche dell’infanzia.

MOVIMENTO , ESPLORAZIONE E CURIOSITA’

Pochi negano in teoria l’ importanza fondamentale del movimento nella crescita dei bambini quantomeno fino ai 5 anni eppure se entrate in una scuola materna vedrete le aule piene di tavoli e sedie a dispetto di un limitato spazio calpestabile,oppure se capitate in alcuni nidi vedrete che i piccoli trascorrono tempo eccessivo su seggioloni o passeggini. E’ quanto di peggio possiamo fare ad un bambino, rinchiudere il suo corpo in piena esplosione, tra un tavolo ed una sedia. L’asilo nel bosco prevedendo nella sua idea originaria che i piccoli vivano prevalentemente all’aria aperta risponde in maniera naturale a questo bisogno negato dalla scuola convenzionale.

L’esplorazione intesa come atto teso a scoprire il mondo presuppone che l’ambiente in cui i nostri trascorrono la propria quotidianità non sia sempre lo stesso. Questo diritto dei bambini puo’ essere garantito loro proponendo una quotidianità che venga trascorsa in luoghi sempre diversi garantendo quell’esigenza spesso mortificata di conoscere attraverso l’esperienza diretta e non attraverso i racconti di un adulto o le attività proposte da un libro didattico.

Per questo motivo prevediamo nella nostra programmazione parecchie escursioni nel territorio con visite al fiume, al bosco, al mare e perchè no momenti da condividere col fabbro, il falegname ed il contadino.

La curiosità è il motore della scoperta nonché un’attitudine individuale di ciascun pargolo. Questa tendenza, a parere nostro è mortificata dal sapere che ciascuna giornata scolastica è spesso identica alle altre. Attraverso un attento lavoro di osservazione ed ascolto del bambino intendiamo fare delle proposte che rispondano a questo bisogno fondamentale. Coloro che frequenteranno l’asilo nel bosco non sanno con certezza cosa gli educatori proporranno loro ma avranno la chiara percezione di avere intorno adulti che li sanno ascoltare e che faranno loro delle proposte in sintonia con i loro desideri e che garantiranno dal punto di vista pedagogico una crescita armonica in grado di mantenere viva quell’attitudine cosi’ importante per lo sviluppo umano che è la curiosità.

L’EDUCAZIONE AMBIENTALE

Qualsiasi essere umano tende a proteggere cio’ che ama e per amare qualsiasi cosa è necessario viverla. Come si puo’ pretendere che i nostri bambini diventino degli adulti in grado di rispettare l’ambiente se trascorrono gran parte del tempo all’interno di quattro mura ?

Pensiamo che i nostri bambini avranno un rapporto rispettoso della natura perchè permetteremo loro di vivere all’aria aperta a stretto contatto con gli animali ed il mondo vegetale. Siamo convinti che se l’ambiente in cui vivono garantisce loro giornate piacevoli che rispondono ai propri bisogni , in maniera naturale diverranno dei cittadini consapevoli in grado di tutelare il patriomonio naturale e di attuare corrette pratiche di sostenibilità ambientale.

L’EDUCAZIONE EMOZIONALE

Obiettivo della scuola è a parere nostro è sostenere i bambini nell’acquisizione di conoscenze e competenze che permetteranno loro di prepararsi alla vita. Per questo motivo oltre agli ambiti piu’ propriamente curricolari è necessario educare i bambini e le bambine alle emozioni. Il nostro potenziale cognitivo difficilmente si riesce ad esprimere se non sappiamo gestire le nostre emozioni. La vergogna, l’ansia, la paura possono rendere difficile e bloccare l’espressione di ciò che abbiamo imparato. Per questo è necessario fare un lavoro che permetta ai bambini di sapersi relazionare con le emozioni nella giusta maniera. E’ fondamentale mostrare ai piccoli che le emozioni sono sempre un’energia e un’opportunità anche quelle che solitamente sono considerate negative. Fare educazione emozionale significa innanzitutto attivare un processo di autoeducazione. Noi adulti siamo un riferimento e un modello per i pargoli che ci frequentano e se noi non gestiamo nella maniera corretta le emozioni diamo loro un esempio che non li aiuta. Nessun esercizio o laboratorio puo’ essere efficace se con i nostri comportamenti mostriamo una errata gestione delle emozioni. Una volta lavorato con noi stessi è fondamentale fare educazione emozionale all’interno del gruppo di lavoro e con i genitori. Per questo motivo sono frequenti gli incontri tra educatori e educatrici e con i genitori in cui l’obiettivo è lavorare insieme sulle nostre emozioni. Solo dopo possiamo ipotizzare azioni ed interventi con i bambini. Le tappe di quest’ultimo lavoro sono :

1              Riconoscere ed identificare ciascuna emozione

2              Capire che le emozioni sono sempre un’energia che possiamo utilizzare per risolvere un problema specifico e un’opportunità di crescita

3              Riconoscere le emozioni altrui e raggiungere un buon livello di empatia con gli altri

Lavorare sulle emozioni prevede lavori di gruppo come cerchi in cui si gioca sul riconoscimento delle emozioni attraverso l’espressione verbale, facciale del corpo o vocale , favole, gioco simbolico e giochi a tema ma molto importanti sono le occasioni informali e gli interventi individuali volti a liberare il bambino da alcune emozioni che ne bloccano la crescita. E’ di fondamentale importanza anche in questo caso la conoscenza individuale di ciascun bambino, l’attitudine all’ascolto e all’osservazione e l’elaborazione di strategie individuali. Per fare questo sono imprescindibili degli incontri periodici (quantomeno bisettimanali) in cui il gruppo di lavoro ragioni sui bisogni espressi dai bambini ed elabori strategie efficaci.

L’EDUCAZIONE ALLA FELICITA’

Diverse ricerche come per esempio quella di Dan Gilbert, quella di Martin Selygman e quella dell’università di Harvard partita quasi 100 anni fa e coordinata ora da Robert Waldinger ci danno 3 indicazioni fondamentali per la ricerca della felicità:

1              La felicità è dentro di noi

2              Scopri il tuo talento e usalo e mettilo a disposizione della comunità

3              Le relazioni sociali ricche ed amorevoli sono imprescindibili

Poiché anche la filosofia attraverso gli studi di Epicuro, Platone, Aristotele, Erodoto e Seneca ribadisce questi concetti , possiamo dire tranquillamente di avere un orizzonte sicuro da seguire. Educare alla felicità significa per noi :

1              Aiutare i bambini e le bambine a scoprire le proprie attitudini e il proprio talento

2              Permettere loro di seguire le proprie passioni

3              Facilitare la costruzione di una sana autostima

4              Facilitare le relazioni sociali e costruirle sulla fiducia e non sulla diffidenza

5              Costruire un clima generale e un quadro relazionale che si fondi sull’amore

IL GIOCO COME VEICOLO DIDATTICO

Il gioco coinvolgendo la molteplicità delle dimensioni dello sviluppo infantile, costituisce un’esperienza totalizzante, in grado di appagare, contemporaneamente, il bisogno di fare, di conoscere, di sperimentare, il bisogno di smontare e rimontare la realtà modificando creativamente l’ordine delle cose e delle idee, sovvertendo discorsi e parole, reinterpretando fantasticamente esperienze e relazioni. La complessa e variegata essenza del gioco e del giocare, il suo essere contemporaneamente libero e regolativo, adattativo e trasgressivo, individuale e di gruppo offre ai bambini una straordinaria ricchezza di sollecitazioni cognitive, emotive e sociali. Il gioco in particolare implica l’intreccio di due fondamentali dimensioni formative: quella cognitiva e quella emotiva.

•               Dimensione cognitiva. Il gioco si afferma come un insostituibile strumento di attivazione dell’intelligenza, consentendo al bambino di sperimentare tutta una serie di funzioni cognitive irrinunciabilià

1              funzione esplorativa,da soddisfare attraverso la manipolazione degli oggetti con cui questi entra in contatto e attraverso l’esplorazione degli avvenimenti che compongono la sua esperienza.

2              funzione costruttiva capace di dare via libera all’esigenza ( vitale per il bambino come ben sottolineava la Montessori ) di “fare da sé”, di acquisire cioè autonomia e competenza di pensiero e di azione, esercitando liberamente e pienamente le proprie potenzialità cognitive a diretto contatto con la realtà.

3               la funzione comunicativa,attraverso la quale il bambino utilizza e perfeziona i suoi linguaggi verbali e non verbali, aprendosi a nuovi orizzonti di relazione con i coetanei e con gli adulti, a partire dai primissimi mesi di vita.

4              la funzione creativa ed inventiva,grazie alle quali il bambino ha la possibilità di modificare, trasfigurare e reinventare la realtà, di scomporla e riprogettarla in un processo permanente ricostruttivo.

•               La dimensione emotivo-affettiva fa riferimento principalmente alla funzione simbolica del gioco. Attraverso il gioco simbolico del “fare finta di” il bambino ha la possibilità di mettersi nei panni di altri ( persone, animali, cose ) sperimentando in tal modo esperienze di decentramento affettivo, relazionale e conoscitivo, nel corso dei quali uscire dal proprio mondo, comprendere l’esperienza affettiva dell’altro e scoprire la ricchezza del confronto e dello scambio.

Anche nei i giochi di gruppo, con la naturale condivisione delle regole, si mettono in moto una serie di processi, come l’acquisizione della capacità di ascoltare, atti a rendere migliore la qualità dei rapporti umani.

Il gioco ed il giocare diventano nella nostra scuola uno strumento di notevole rilevanza sia nel momento dell’osservazione che in quello della progettazione didattica.

RICADUTE POSITIVE SULLA COMUNITA’

Oltre ad essere la maniera migliore di rispondere ai bisogni dei nostri bambini questo progetto potrebbe costituire un grosso vantaggio per tutta la collettività. Infatti come accennato in precedenza questo modello di scuola costa il 20% di quanto costa una scuola convenzionale. Le risorse risparmiate se anche il pubblico proponesse questa metodologia potrebbero garantire ad un numero maggiori di bambini di accedere alle scuola pubblica e considerando l’alto numero di famiglie che non riescono a fruirne nel nostro territorio questo non ci pare poco.

Siamo inoltre convinti che tale impostazione rechi non pochi vantaggi al gruppo di lavoro presente in una scuola che avrebbe la possibilità di rimettersi in gioco e trarre nuova linfa da questo approccio innovativo all’educazione. Siamo convinti anche che se i bambini sono piu’ felici e si sentono piu’ ascoltati, come è nell’ambizione del nostro progetto, cio’ avrà ricadute positive sull’umore e l’energia del gruppo docente attivando cosi’ un circolo virtuoso di cui anche le famiglie beneficieranno.

I NOSTRI PARTNERS ISTITUZIONALI

Poichè il nostro obiettivo è quello di dare il nostro piccolo contributo al miglioramento della scuola italiana stiamo lavorando a creare  relazioni con ministero,regione, comune, municipio, università , scuole e corpo forestale al fine di rendere questa esperienza una scuola pubblica. Il territorio del nostro municipio ,il X, è particolarnente funzionale alla creazione di asili nel bosco e presenta alcune strutture abbandonate o sottoulizzate che farebbero molto comodo ai nostri scopi. L’intento è a lungo termine quello di diffondere questa metodologia attraverso un processo formativo a tutte le regioni d’Italia il cui territorio è per sua natura l’aula didattica piu’ bella e d efficace che si possa avere. Ci piacerebbe molto che la nostra regione facesse da capofila nello sperimentare e migliorare questo modello educativo e ci rendiamo disponibili per qualsiasi progetto formativo che possa essere funzionale ai nostri fini.

Con le università abbiamo iniziato a collaborare con Monica Guerra, ricercatrice della Bicocca di Milano, Michela Schenetti, ricercatrice dell’Alma Mater di bologna e Fabrizio Bertolino, ricercatore dell’Università della Valle d’Aosta. L’obiettivo è stimolare ricerche e la costruzione di un percorso di studi ad hoc sull’educazione all’aria aperta e l’educazione emozionale.

I NOSTRI PARTNERS EUROPEI

Grazie al supporto della professoressa Sandra Chistolini docente di pedagogia generale dell’università Roma Tre stiamo partecipando al progetto della comunità europea “Erasmus Plus” che ci ha permesso di entrare in contatto con diversi attori della comunità europea che come noi si stanno cimentando in questa stimolante esperienza dell’asilo nel bosco: “Waldkindergarten Flensburg e.V.” (Germania),  I Ur och Skur (Svezia) ,Ses Milanes e Escuela Activa (Spagna)e altre realtà nella città di Aarhus (Danimarca, paese che per primo ha sperimentato questo metodo).

Nei primi contatti con queste esperienze ormai consolidate nel tempo, si è subito percepito il desiderio da parte di tutti gli attori coinvolti a creare degli scambi culturali importanti che mirino ad una mutua fecondazione di buone pratiche e know how. Le collaborazioni con questi paesi potranno essere anche fruttuosi da un punto di vista normativo potendo attingere dai regolamenti già in uso in Europa.