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Benefici dell’apprendimento a contatto con la natura

Benefici dell’apprendimento a contatto con la natura

 

L’obiettivo della vita è quello di far corrispondere il battito del tuo cuore con quelli dell’universo, in modo che la tua natura coincida con a Natura.

Joseph Campbell

Natura e cervello

Nello sviluppo evolutivo della nostra specie, il cervello ha aumentato le sue dimensioni e migliorato il suo funzionamento al fine di adattarsi all’ambiente e garantire la nostra sopravvivenza. Questa evoluzione nel corso di milioni di anni è avvenuta in spazi aperti, a diretto contatto con la natura, generando circuiti cerebrali che rispondono specificamente a questo tipo di ambiente. Tuttavia, nei contesti urbani siamo esposti a situazioni radicalmente diverse (spazi chiusi, agglomerati, rumore, traffico, inquinamento, etc.) che possono causare molteplici patologie, molte delle quali legate a un’eccessiva attivazione della fisiologica risposta allo stress. Infatti, come abbiamo spiegato in un precedente articolo (Stress in educazione), le persone che vivono nelle città mostrano una maggiore attivazione dell’amigdala rispetto a quelle che vivono in ambienti rurali, contano anche le dimensioni della città e il tempo vissuto in essa. E qualcosa di simile accade con la corteccia cingolata anteriore, una regione che partecipa alla regolazione emotiva.

Ci sono degli studi molto recenti che dimostrano che il tempo che trascorriamo nell’ambiente naturale influisce sulla nostra salute generale (cognitiva, emotiva, sociale e fisica), ma anche il tempo in cui siamo stati in contatto con la natura durante l’infanzia. I bambini che sono cresciuti in contesti completamente urbani hanno il 55% in più di probabilità di sviluppare malattie mentali durante l’adolescenza e l’età adulta rispetto a quelli che sono cresciuti in contesti più naturali (Engemann et al.,2019). Inoltre, l’effetto sembra essere cumulativo.

A livello cerebrale, sono stati identificati anche dei cambiamenti strutturali rilevanti. L’esposizione precoce agli spazi verdi è positivamente associata al volume di materia bianca e grigia in alcune importanti regioni del cervello (come la corteccia prefrontale, la corteccia premotoria o il cervelletto; vedi Figura 1) e i loro volumi massimi predicono una migliore prestazione nei test cognitivi, cioè una migliore memoria di lavoro e minore mancanza di attenzione, come è stato dimostrato in una ricerca a cui hanno partecipato gli studenti delle elementari di Barcellona (Dadvand et al.,2018). Questi stessi autori hanno osservato che le aree verdi hanno livelli più bassi di inquinamento atmosferico e rumore che comportano anche benefici indiretti per lo sviluppo del cervello.

Figura 1. Volumi di materia grigia (A) e bianca (B) associati alla crescita in spazi verdi nella corteccia prefrontale (A1,2), nella corteccia premotoria (A2, B1) e nel cervelletto (B1-3) (Dadvand et al., 2018).

Nel caso degli adulti, come è stato dimostrato dal progetto Phenotype, sviluppato in quattro città europee, trascorrere più minuti a contatto con la natura porta a un tempo maggiore dedicato all’attività fisica, ad un aumento dei contatti sociali con i vicini e a un migliore benessere generale (Kruize et al.,2019).

Tutto quanto sopra menzionato ha enormi ripercussioni educative e deve essere molto presente in una vera Scuola con Cervello.

 

Natura e apprendimento

Osserva la natura in profondità e capirai meglio ogni cosa.

Albert Einstein

Di seguito, esaminiamo alcune prove che spiegano come la natura può migliorare l’apprendimento. La ricerca di Ming Kuo (Kuo et al., 2019) serve come riferimento per approfondire l’argomento e analizzarlo in base ai fattori neuroeducativi che abbiamo identificato come critici. Alcune delle conseguenze più benefiche (la stragrande maggioranza sono direttamente collegate) del contatto con la natura per l’apprendimento sono le seguenti:

  1. Migliora l’attenzione

L’attenzione è un fattore critico nell’apprendimento, ma molti studenti manifestano deficit di attenzione in classe dovuti, ad esempio, a distrazioni, affaticamento mentale o disturbi specifici, come nel caso dell’ADHD. Bene, una semplice passeggiata in un ambiente naturale è sufficiente per ricaricare i circuiti cerebrali associati alla fatica mentale e migliorare le prestazioni nei compiti in cui è coinvolta l’attenzione esecutiva (Berman et al.,2009). Questa rete attenzionale legata alla concentrazione e all’autocontrollo migliora se gli studenti svolgono compiti accademici in aule con finestre aperte che si affacciano su spazi verdi (Li e Sullivan, 2016; vedi figura 2).

Figura 2. Tre classi diverse: senza finestre, con finestre che si affacciano sugli edifici e con finestre che si affacciano su spazi verdi. Queste ultime migliorano le risorse attentive degli studenti (Li e Sullivan, 2016).

Inoltre, in uno studio longitudinale a cui hanno partecipato 2593 studenti delle scuole elementari di 36 scuole di Barcellona, è stato riscontrato un miglioramento delle prestazioni cognitive (nei compiti attenzionali e nella memoria di lavoro) in coloro che sono esposti di più a spazi verdi (Dadvand et al.,2015; vedi figura 3). Come accennato in precedenza, sembra che l’esposizione all’inquinamento atmosferico del traffico in ambienti urbani possa compromettere il corretto sviluppo cognitivo nell’infanzia.

Figura 3. Miglioramento nei test di memoria di lavoro, in 12 mesi, degli studenti della Primaria esposti ad ambienti scolastici verdi (Dadvand et al., 2015).

Nel caso specifico dei bambini con ADHD, una semplice passeggiata di venti minuti in un parco li fa concentrare molto di più sui compiti successivi che se lo facessero in un ambiente tipicamente urbano (Faber Taylor e Kuo, 2009) e se giocano regolarmente in spazi verdi aperti i sintomi caratteristici dell’ADHD si vedono chiaramente ridotti (Faber Taylor e Kuo, 2011). Senza dimenticare che l’uso di un dispositivo digitale in uno spazio verde contrasta i benefici attentivi che gli ambienti naturali comportano (Jiang et al.,2019).

  1. Diminuisce i livelli di stress

Gli studi rivelano che gli ambienti naturali possono influenzare positivamente la fisiologia dello stress, sia in età adulta che nell’infanzia. Ad esempio, gli studenti di Primaria che hanno studiato un giorno intero a settimana in mezzo alla natura, durante tutto l’anno scolastico, hanno mostrato una riduzione giornaliera dei loro livelli dell’ormone catabolico cortisolo, a differenza di quelli che lo hanno fatto nell’ambiente chiuso della scuola, che hanno mantenuto dei livelli stabili di cortisolo nonostante la naturale tendenza durante l’infanzia di ridurre durante il giorno dal massimo mattutino (Dettweiler et al., 2017). In relazione a quanto sopra, sembra che il Forest Bathing o shinrin-yoku (pratica popolare giapponese che è più di una semplice passeggiata; prevede infatti di immergersi nell’ambiente del bosco connettendosi con la natura attraverso i cinque sensi; Li, 2018; vedi Figura 4) può avere molteplici benefici per la salute, come ha dimostrato la ricerca di Yoshifumi Miyazaki.

Per quanto riguarda lo stress, una recente revisione ha identificato livelli di cortisolo significativamente più bassi nelle persone che hanno partecipato a questi “bagni forestali”, sebbene le semplici aspettative di lasciare l’ambiente urbano comportavano già un impatto positivo (Antonelli et al.,2019).

Figura 4. La foresta di Akazawa in Giappone è stata la prima designata come base per lo shinrin-yoku (Li, 2018).

Per quanto riguarda le scuole, è stato dimostrato che la vista su ambienti naturali può avere benefici fisiologici sul rilassamento e sullo stress inadeguato (Jo et al., 2019). Inoltre, i cortili con spazi verdi, che possono essere utilizzati in qualsiasi materia e fase educativa, sono molto adatti per combattere lo stress e lavorare sulla resilienza (Chawla et al.,2014). I benefici di uscire a giocare durante l’anno, con qualsiasi condizione meterologica (i più piccoli inizieranno a odiare stare rinchiusi), sono maggiori del disagio associato ai vestiti bagnati o sporchi di fango.

  1. Migliora l’autocontrollo

Il contatto con la natura ha un effetto positivo diretto sull’autodisciplina durante l’infanzia. In uno studio che ha coinvolto bambine e bambini tra i 7 e i 12 anni di età, sono state riscontrate prestazioni migliori in compiti che richiedevano concentrazione, inibizione degli impulsi e rinvio della ricompensa in coloro che vivevano in prossimità di spazi verdi (Faber Taylor et al.,2002).

Una recente revisione suggerisce che, sebbene manchino studi concreti sull’argomento, la natura potrebbe essere uno strumento promettente per lavorare sull’autoregolazione durante l’infanzia (Weeland et al.,2019). Tutto ciò ha una rilevanza speciale nel caso di bambini con ADHD (Figura 5), come accennato nel primo paragrafo, perché sappiamo che questo disturbo è accompagnato da deficit specifici nello sviluppo delle funzioni esecutive del cervello. In pratica, sembra che la natura ricaricherebbe il nostro cervello di energia, il che avrebbe un impatto sull’autocontrollo, poiché tutto indica che costituisce una risorsa limitata.

Figura 5. I sintomi dell’ADHD si manifestano meno in ambienti aperti, specialmente in natura

(Faber-Taylor et al., 2001).

  1. Aumenta la motivazione e l’impegno attivo

Sebbene molti insegnanti abbiano paura di spostare il contesto dall’aula all’esterno perché credono che si possa compromettere la concentrazione nelle lezioni successive, sembra che non sia così. Gli studenti tendono ad essere più motivati e impegnati nell’apprendimento in ambienti naturali e, inoltre, ciò comporta una migliore partecipazione alle attività successive, già nel contesto classico della classe (Kuo et al., 2018). La natura sembra avere un impatto positivo sull’umore incidendo, pertanto, su una maggiore motivazione, divertimento e impegno degli studenti in ambienti naturali, come confermato dall’intera comunità educativa. Ad esempio, in tre scuole del Regno Unito che hanno introdotto unità didattiche sviluppate in contesti esterni (la stragrande maggioranza in contesti naturali), sia gli studenti che gli insegnanti hanno constatato miglioramenti dell’impegno nell’apprendimento, della concentrazione e del comportamento accompagnati da un maggiore benessere generale. Il miglioramento emotivo (un senso di libertà secondo gli studenti stessi) e quello comportamentale sono stati accompagnati da esperienze di apprendimento che risultano essere stati arricchenti dal punto di vista sensoriale, motorio e cognitivo (Marchant et al.,2019), qualcosa che riteniamo sia particolarmente rilevante nella prima infanzia dove è essenziale integrare i diversi canali sensoriali (il bambino prende il fiore, lo guarda, lo annusa, lo tocca, ecc; guarda il video 2) passando sempre dal concreto all’astratto, e non il contrario.

  

  1. Promuove l’attività fisica

L’attività fisica durante l’infanzia ha un impatto positivo sul cervello, con una speciale incidenza sulle funzioni esecutive. Senza dimenticare i benefici cardiorespiratori e tutto ciò che comporta sulla salute combattere i comportamenti sedentari tipici dei tempi attuali. Nel contesto scolastico, le pause attive di pochi minuti sono sufficienti per migliorare la concentrazione durante le successive attività (Hillman et al.,2019). E cosa succede se l’esercizio viene fatto all’aperto? Sembra che gli spazi di apprendimento all’aperto, in generale, e gli spazi verdi, in particolare, possano essere grandi catalizzatori per l’attività fisica, soprattutto quando ci rendiamo conto che questi ambienti siano importanti per la nostra salute. Le aree verdi facilitano l’attività fisica camminando, correndo, andando in bicicletta, etc. E tutto questo è un ottimo modo per combattere lo stress. Infatti, una semplice passeggiata di 15 minuti attraverso un’area boschiva diminuisce la concentrazione di cortisolo molto di più rispetto a quando si verifica in un ambiente urbano (Kobayashi et al.,2019). Allo stesso modo, le pause durante la giornata scolastica che promuovono il gioco libero dei bambini negli spazi verdi (parchi giochi come opportunità di apprendimento) ricaricano i circuiti cerebrali che consentono loro di riconquistare l’attenzione (Amicone et al.,2018). Come è stato dimostrato nella ricerca nelle scuole di Barcellona citata all’inizio, il numero di alberi nelle scuole costituisce un buon indicatore delle prestazioni cognitive durante l’infanzia.

  1. Migliora il contesto di apprendimento e le relazioni sociali

Sappiamo che l’ambiente fisico riveste un ruolo importante sull’apprendimento, ma anche il clima emotivo in cui si verifica. Ad esempio, già nella tappa della scuola dell’infanzia, è stato dimostrato che fornire ai bambini esperienze educative in mezzo alla natura o anche consentire loro di essere in contatto con elementi naturali (integrando negli spazi di apprendimento fiori, piante, vegetazione, etc.) genera climi emotivi più calmi, più sicuri e più divertenti che migliorano le relazioni tra pari e facilitano l’apprendimento (Nedovic e Morrisey, 2013). Tutto ciò è particolarmente vantaggioso per gli studenti dirompenti che hanno difficoltà ad adattarsi alle lezioni tradizionali. Attività legate all’orto scolastico, programmi di giardinaggio o progetti nell’ambiente naturale prossimo possono migliorare l’autostima e la fiducia in se stessi di molti bambini e adolescenti (vedi figura 6).

Figura 6. In qualsiasi tappa educativa, buoni compiti e progetti in ambienti naturali portano a miglioramenti cognitivi ed emotivi degli studenti (Chawla et al., 2014).

  1. Facilita il gioco e la creatività

Il contatto con la natura favorisce le buone relazioni e la cooperazione perché facilita il gioco, fattore critico nell’apprendimento che stimola, soprattutto nell’infanzia, lo sviluppo fisico, cognitivo e socio-emotivo. Purtroppo, in molte occasioni, il suo utilizzo è limitato favorendo presunti strumenti di stimolazione cognitiva precoce che trasformano il bambino in un mero osservatore passivo di un ambiente totalmente decontestualizzato. Inoltre, gli ambienti naturali (e anche il gioco, ovviamente, come la simulazione o l’esplorazione) stimolano la curiosità e la creatività. Secondo alcuni autori, la natura fornisce una grande varietà di “pezzi sciolti” (bastoni, pietre, fango, acqua, etc.) che incoraggerebbero, attraverso l’ingrediente ludico, una maggiore esplorazione degli oggetti, un approccio più creativo alle situazioni e una migliore risoluzione dei problemi. Sebbene manchino studi quantitativi per confermare i benefici della teoria dei “pezzi sciolti” sullo sviluppo infantile, ciò che sembra chiaro è che in queste situazioni il gioco dei bambini diventa più creativo, attivo e sociale e questo ha un impatto positivo sullo sviluppo cognitivo, sociale e fisico di tutti i bambini (Kuo et al., 2019).

In effetti, gli esseri umani hanno imparato a contatto con la natura, è nel nostro DNA, e dovremmo continuare a farlo perché questo sarà il modo migliore per comprenderlo e comprendere noi stessi. Come diciamo sempre, la cosa più importante e naturale è imparare da, nella e per la vita.

Jesùs C. Guillen

 

Bibliografia

 

  1. Amicone, G.et al.(2018). Green breaks: the restorative effect of the school environment’s green areas on children’s cognitive performance. Frontiers in Psychology, 9: 1579.
  2. Antonelli, M.et al. (2019). Effects of forest bathing (shinrin-yoku) on levels of cortisol as a stress biomarker: A systematic review and meta-analysis.Int. J. Biometeorol. 63 (8), 1117-1134.
  3. Berman, M.et al.(2009). The cognitive benefits of interacting with nature. Psychological Science, 19, 1207-1212.
  4. Chawla, L.et al.(2014). Green schoolyards as havens from stress and resources for resilience in childhood and adolescence. Health Place, 28, 1–13.
  5. Dadvand, P.et al.(2015). Green spaces and cognitive development in primary schoolchildren. PNAS, 112, 7937-7942.
  6. Dadvand, P.et al.(2018). The association between lifelong greenspace exposure and 3-dimensional brain magnetic resonance imaging in Barcelona schoolchildren. Environ Health Perspect. 23, 126(2): 027012.
  7. Dettweiler, U.et al.(2017). Stress in school. Some empirical hints on the circadian cortisol rhythm of children in outdoor and indoor classes. Int. J. Environ. Res. Public Health, 14:475.
  8. Engemann, K.et al.(2019). Residential green space in childhood is associated with lower risk of psychiatric disorders from adolescence into adulthood. PNAS, 116, 5188-5193.
  9. Faber Taylor, A.et al.(2002). Views of nature and selfdiscipline: evidence from inner city children. J. Environ. Psychol. 22, 49–63.
  10. Faber Taylor, A. y Kuo, F. (2009). Children with attention deficits concentrate better after walk in the park.Journal of Attention Disorders, 12, 402-409.
  11. Faber Taylor, A. y Kuo, F. (2011). Could exposure to everyday green spaces help treat ADHD? Evidence from children’s play settings.Applied Psychology: Health and Well-Being, 3, 281-303.
  12. Hillman C. H.et al.(2019). A review of acute physical activity effects on brain and cognition in children. Translational Journal of the American College of Sports Medicine, 4 (17), 132-136.
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 Fonte: https://escuelaconcerebro.wordpress.com/?s=naturaleza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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