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IL 98% DEI BAMBINI SONO GENI CREATIVI, MA SOLO IL 2% LO RIMANE IN ETA’ ADULTA

SEBBENE L’EDUCAZIONE SOFFOCHI IL NOSTRO POTENZIALE CREATIVO, ESSO NON SPARISCE: È ANCORA PRESENTE IN OGNUNO DI NOI, SOLO IN ATTESA DEL MOMENTO IN CUI ABBANDONERAI LA PAURA DI PENSARE DIVERSAMENTE

Nella nostra cultura e nelle nostre società ci siamo abituati a vedere il genio negli altri, ad ammirarlo in coloro che per diversi motivi hanno acquisito notorietà e riconoscimento nel campo a cui hanno contribuito con il loro lavoro: l’arte, la scienza, la politica e la vita sociale, etc.

In questo senso, si tende a ritenere che il genio sia una qualità straordinaria che si ritrova solo in pochi, che per fortuna o per caso, sono in grado di svilupparla e condensarla in opere altrettanto mirabili.

Ma cosa accadrebbe se questo fosse falso e il genio non fosse una qualità straordinaria ma, piuttosto, naturale nell’essere umano?

A questa conclusione così radicale è giunto uno studio dei ricercatori George Land e Beth Jarman, la cui storia inizia nel 1986, quando la NASA chiese loro di sviluppare un metodo che identificasse tra il personale scientifico dell’istituzione le persone con un’elevata capacità di innovazione. Land e Jarman hanno quindi progettato un test volto a rilevare il livello di creatività di un individuo. Alla NASA, il risultato è stato ben accolto.

Tuttavia, anche se quel progetto si è concluso lì, gli scienziati hanno proseguito la ricerca per proprio conto, avendo più domande che risposte sulla creatività. Hanno fatto qualcosa di molto semplice: hanno applicato lo stesso test a un gruppo di 1.600 bambini di età compresa tra 3 e 5 anni, che facevano parte di un programma pilota per l’inizio della scuola.

Revisionando i dati ottenuti, la loro sorpresa è stata immensa nello scoprire che il 98% di questi bambini poteva essere classificato come “genio” per la loro capacità creativa e per immaginare idee nuove, diverse e innovative.

Sulla base di questo risultato, gli scienziati hanno deciso di fare di uno studio longitudinale, cioè sostenuto nel tempo. Hanno somministrato lo stesso test allo stesso gruppo di bambini in tre momenti diversi: 5 anni dopo la prima sessione, 10 anni dopo e 25 anni dopo; in altre parole, quando l’età media dei bambini era, rispettivamente, di 10, 15 e 31 anni.

Anche in questo caso i risultati sono stati sorprendenti, anche se deplorevoli, dal momento che il 98% dei bambini altamente creativi a 5 anni è sceso drasticamente al 30% a 10 anni, al 12% a 15 e solo al 2% a 31. Se quasi 10 di ogni gruppo di 10 persone possiedono un qualche tipo di genialità durante l’infanzia, solo 2 su 100 la conservano da adulti.

Come mai? Secondo Land ciò potrebbe essere dovuto a un problema fondamentale del sistema educativo, che non favorisce in alcun modo la capacità creativa dell’essere umano. Il ricercatore parte dalla differenziazione di due tipologie di procedimento del ragionamento umano, ovvero:

1) Il pensiero convergente, con cui valutiamo un’idea, possiamo criticarla e migliorarla, e anche combinarla con altre. Si tratta di una forma di pensiero logica e razionale, e quasi sempre cosciente.

2) Il pensiero divergente, da cui nascono idee nuove, inaspettate e originali, non del tutto frutto di un processo logico o cosciente.

Land sostiene che nel sistema educativo tradizionale si insegna ai bambini a pensare in entrambi i modi, il che è una contraddizione, poiché entrambi i modi di pensare non possono essere praticati contemporaneamente e affrontandoli in questo modo l’unica cosa che si ottiene è che né l’uno né l’altro si sviluppano al massimo delle loro potenzialità.

Tuttavia, il pensiero convergente è quello che meglio naviga in questa situazione, perché essendo il modo di pensare più socialmente accettato è quello che alla fine finiamo per coltivare di più, creando così un notevole squilibrio nella nostra mente, che in qualche modo incontrollabilmente finisce per inclinarsi verso il giudizio, la censura, la critica ed eventualmente la paura di pensare diversamente.

“Quando agiamo ma proviamo paura, usiamo solo una piccola parte del nostro cervello, mentre quando usiamo il pensiero creativo, il cervello si illumina”, ha detto lo scienziato, che ritiene che ci sia la possibilità di recuperare la nostra genialità non essendo essa definitivamente perduta, ma sepolta sotto spessi strati di “educazione” che riceviamo per normalizzare e standardizzare il nostro pensiero.

Al di là dell’idea di genialità e dei suoi frutti, l’idea stessa di vivere senza paura di pensare sembra uno scopo desiderabile per cercare di far rivivere quell’immaginazione che è sempre stata nella nostra mente, aspettando il momento in cui decidiamo di usarla ancora.

Immagine: Albert Einstein da bambino (ca. 1894)

Fonte:

https://pijamasurf.com/2018/03/98_de_los_ninos_son_genios_creativos_pero_solo_2_llega_asi_a_la_edad_adulta_estudio/?fbclid=IwAR04n17NiTU5N4ieVHhKPoTS3oWPd5svFLDTjtK-Y1lWhxJIlX_Vm6ZGA-s

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