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Le emozioni come segnali esistenziali: il sesto senso

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Le emozioni sono la bussola esistenziale che indica il cammino personale di ciascuno di noi, poiché costituiscono segnali autentici su chi siamo e su chi vogliamo essere. Sono la radice di tutte le vocazioni, la sostanza di ogni passione e il carburante che ci mantiene in azione per raggiungere il successo personale. Tuttavia, sono spesso anche il motore di grandi disgrazie ed eventi dolorosi nella vita. Sono lì, nel bene e nel male, insite nella natura umana. Sono naturali e quotidiane proprio come l’alba; luce per chi ha il coraggio di conoscere se stesso, ombra per chi le rifugge.

Tempo fa, la loro controparte era la razionalità, baluardo dello stoicismo: ciò che distingue l’uomo dall’animale. Oggi, invece, sono le emozioni a donarci qualcosa che nessun super-computer potrà mai darci: il privilegio di sentire. Insieme, la ragione e l’emozione costituiscono la chiave per le decisioni di successo.

Tutte le emozioni sono strumenti preziosi, che ci forniscono informazioni esistenziali. Ritengo costituiscano il nostro sesto senso, che ci permette di percepire ciò che è importante nella nostra vita. Ve lo dimostro con una domanda. Pensate al vostro lavoro, al vostro hobby o alla vostra attività preferita e ditemi: quale dei cinque sensi vi indica che quello che state facendo è ciò che vi piace? L’avete scelto per il suo odore? Ha un sapore gustoso? È morbido? Ha un bel colore? No! Sono sicuro che non avete scelto il vostro lavoro o hobby per la sua consistenza o per il suo odore, sapore, suono o aspetto. Lo avete fatto guidati da una sensazione interna, da quella gioia speciale che tutti noi proviamo quando facciamo qualcosa che ci piace. Non sono i sensi ad indicarcelo. Ricordiamo tutti quella frase in cui la volpe dice al Piccolo Principe: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Ciò che conta ed è essenziale lo “vediamo” attraverso le emozioni, il nostro “sesto senso”. Ai miei consultanti dico sempre: “I segnali che indicano il vostro percorso personale sono dentro di voi, mai fuori”. Vale a dire: non dovete scegliere in base a quello che i vostri genitori o la società si aspettano da voi, ma in base a quello che vi detta il vostro cuore.

In alcuni casi i segnali che il cuore ci invia sono molto chiari e intensi e quasi non lasciano spazio a dubbi su quale sia il nostro scopo nella vita. Tuttavia, nella mia esperienza e in quella dei miei consultanti, c’è quasi sempre una grande percentuale di incertezza in tutto quello che facciamo, soprattutto quando è la prima volta che lo facciamo. Non sempre siamo così sicuri della correttezza dei segnali emotivi. È che raramente – o meglio, mai – abbiamo garanzie su come andrà a finire tutto. E rispetto a questa insicurezza, tendo- no a prendere forza le opinioni di terzi, tra cui il dovresti dei genitori, della società e delle istituzioni che posso rappresentare degli obblighi molto forti, in grado in molti casi di disorientarci ancora di più.

Questi segnali esistenziali sono semplicemente emozioni che indicano come ci sentiamo rispetto a qualcosa. Può essere che quando immaginiamo di fare qualcosa proviamo già una sensazione di benessere; oppure riusciamo a sentirla solo quando stiamo realmente facendo quella cosa. Questi segnali costituiscono la nostra vocazione. La parola vocazione deriva dal latino vocare, che significa “chiamare”, “convocare”. La vocazione è una chiamata interiore a fare qualcosa che possibilmente sia unica e irripetibile quanto noi stessi.

Non sempre capiamo questi segnali immediatamente, perché spesso tendono ad acquisire senso per noi solo successivamente. Si tratta di avere prospettiva e guardare oltre il proprio orizzonte. Credo che le emozioni si manifestino per dirci dove guardare, anche quando non abbiamo spiegazioni razionali, perché, come diceva Pascal, “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. In altre parole, magari non stiamo capendo, ma stiamo sentendo. Quello che sto cercando di dirvi è che il nostro sentire e le nostre intuizioni sono strumenti davvero preziosi per l’orientamento esistenziale. La ragione può aiutarci a risolvere i problemi nel breve e medio termine, ma le emozioni ci mostrano la direzione finale. Questo è esattamente il significato della parola sentire! Questo verbo deriva dal termine latino sent-, che significa “andare avanti, prendere una direzione”; poi da sentire, che significa “avere un buon giudizio, avere un’opinione consolidata su qualcosa”.

A questo punto è fondamentale chiarire che con “ascoltare il proprio cuore e farsi guidare dalle proprie emozioni” non mi riferisco al lasciarsi guidare dagli impulsi o da una posizione edonistica

che ci autorizzi a fare quello che vogliamo. Faccio questa precisazione perché quando chiedo ad alcuni dei miei consultanti adolescenti cosa piace loro fare o quale sia l’attività che più li appassiona rispondono: “Amo guardare la TV e giocare al computer”, “a me piace uscire con gli amici e andare in discoteca” o “mi piace tanto fuma- re”. Ebbene, queste risposte non ci indicano neanche lontanamente quello che davvero ci piace fare o quale sia il nostro scopo nella vita. Sono dei piaceri effimeri che possono distoglierci dai nostri obietti- vi. Possono rilassarci e distrarci, ma anche offuscare i messaggi pro- venienti dal cuore.

Insomma, non voglio comunicare messaggi del tipo “Fai quello che senti”, perché significherebbe ascoltare gli impulsi del momento e non i propri sentimenti (che sono molto più stabili). Le emozioni che invece costituiscono una vera guida esistenziale sono quelle ricorrenti, ovvero quelle che proviamo più e più volte in momenti diversi. Inoltre, le proviamo in stati di calma e sono piuttosto sottili mentre le emozioni intense, eccezionali e del momento (la rabbia, per esempio) non sono quasi mai una buona guida.

Estratto del libro di Lucas Malaisi

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