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Abbracciare tuo figlio: è molto più che amore

Secondo Virginia Satir, psicoterapeuta americana, gli esseri umani hanno bisogno di quattro di questi gesti di affetto ogni giorno per sopravvivere.  Vi raccontiamo quale – secondo la scienza – è l’abbraccio perfetto.

Gli abbracci sono una di quelle cose che, per quanto possano sembrare piccoli e semplici gesti, possono significare molto di più, sia per chi lo dà, sia per chi lo riceve. Studi scientifici sostengono che questa dimostrazione di affetto favorisce la salute emotiva degli esseri umani, vecchi e giovani. Purtroppo la pandemia è stata caratterizzata proprio dalla loro mancanza o scarsità. Per questo potrebbe risultare una buona idea sapere conoscerne i benefici e qual è il modo migliore per darli.

Da anni è famosa la frase sugli abbracci della psicologa Virginia Satir: “gli esseri umani hanno bisogno di 4 abbracci al giorno per sopravvivere e 12 per crescere“. Possono sembrare tanti, ma quello che la scienza sostiene certamente è che per sentirci bene, per essere felici, dobbiamo riceverne e darne il più possibile.

“L’essere umano è una specie altriziale – dato che nasce indifeso e ha bisogno di molto tempo per svilupparsi – il che significa che veniamo in questo mondo con un grande bisogno di essere accuditi dalle nostre figure di attaccamento“, spiega Rafael Guerrero, psicologo e dottore in Educazione e direttore di Darwin Psychologists .

L’attaccamento sicuro si sviluppa grazie allo sguardo, al tocco e al tono di voce dei genitori: “Uno dei meccanismi principali per ottenere l’attaccamento sicuro è costituito dagli abbracci. Quando un bambino disregolato (paura, rabbia) viene abbracciato dai suoi cari, diminuiscono il cortisolo e l’adrenalina, i neurotrasmettitori che causano sentimenti di stress e irrequietezza nel bambino. L’abbraccio rilascia endorfine, dopamina e ossitocina (l’ormone dell’amore). La dopamina è un neurotrasmettitore che si attiva quando svolgiamo attività piacevoli come ricevere un abbraccio”. Questo gesto di affetto ci permette di connetterci emotivamente gli uni con gli altri: “I neonati, i bambini e gli adulti hanno bisogno di carezze e abbracci, dal momento che calmano, rilassano e riequilibrano. Un abbraccio ci resetta”.

Sonia López, insegnante, psicopedagoga e formatrice delle famiglie e dei gruppi di insegnamento è d’accordo con Guerrero e assicura che tra i vantaggi degli abbracci c’è il fatto che rafforzano i legami, calmano le emozioni, accompagnano gli errori, condividono confidenze e riempiono di ottimismo: “Dicono che l’abbraccio è l’unica tuta che si adatta a tutti i corpi. Gli abbracci iniettano energia, salvano la speranza e diventano grandi alleati di fronte alla paura. Facilitano la comunicazione affettiva, il sentimento di empatia, la comprensione. Ci aiutano a consolare e a educare. Hanno poteri guaritivi”. Non c’è modo migliore per proteggere, accompagnare e amare i nostri figli”, conclude l’esperta.

Perché abbracciare i più vulnerabili ci garantisce un futuro migliore

Diversi studi supportano la tesi di Guerrero e López. Gli abbracci aiutano i bambini a essere resilienti. In uno studio del 2014, i ricercatori della Carnegie Mellon University (Pennsylvania, USA) hanno esaminato l’impatto dell’abbraccio sull’esposizione ai conflitti. Circa 400 persone sono state intervistate per 14 giorni consecutivi sui loro conflitti e sugli abbracci ricevuti. Hanno scoperto che quando in difficoltà, le persone che hanno ricevuto più atti di affetto erano meno turbate, quindi questi gesti apparentemente hanno facilitato un migliore adattamento. La capacità di affrontare le sfide in modo positivo e decisivo è un elemento importante per sviluppare la resilienza nei bambini.

Gli abbracci aiutano anche i bambini a essere più intelligenti. Il contatto umano è necessario affinché il cervello cresca correttamente, secondo gli esperti, e ciò è confermato da una ricerca pubblicata in Genetic Psychology Monographs (2000). I ricercatori hanno scoperto che quei bambini che hanno ricevuto abbracci per almeno 20 minuti al giorno per 10 settimane hanno ottenuto risultati migliori nelle valutazioni dello sviluppo rispetto a quelli che non li hanno ricevuti. Hanno anche scoperto che non tutti i gesti di affetti sono risultati utili: “Solo un tocco amorevole può fornire il tipo di stimolazione positiva di cui un cervello giovane ha bisogno per crescere sano”.

Da parte loro, un team di scienziati della Emory University di Atlanta ha riscontrato un forte legame tra il contatto fisico e la riduzione dello stress, principalmente nelle prime fasi della vita. La sua conclusione non lascia spazio a dubbi: “Vogliamo fare qualcosa per le generazioni future? Abbracciarli”.

Questo è l’abbraccio perfetto

Lo studio “L’ influenza della durata, del modo di incrociare le braccia e della vicinanza emotiva nel dare abbracci” ha concluso che ciò che rende un abbraccio piacevole o meno non è tanto il modo in cui viene dato, quanto la sua durata.

I ricercatori hanno cercato di determinare quattro punti su questo gesto di affetto: come la durata dell’abbraccio e il modo di incrociare le braccia influenzino l’esperienza; come la lunghezza e il modo di incrociare le braccia influenzino in seguito le autovalutazioni; quale stile di incrociare le braccia è più comune in un ambiente naturale e se è possibile prevederlo dal sesso della diade -le due persone che si abbracciano-, dalla vicinanza emotiva e dal dislivello. Nella ricerca hanno partecipato solo donne, dovuto al fatto che non si è potuta concludere a causa dell’emergenza sanitaria covid-19.

Secondo la prima parte dello studio, svolta in laboratorio, gli abbracci che durano tra i 5 e i 10 secondi sono i più piacevoli, sia durante la stretta che nella sensazione che permane dopo -dopo 3/6 minuti-, rispetto a quelli che durano un secondo o poco di più. Nella seconda parte della ricerca, svolta in un ambiente naturale, all’esterno, si è cercato di misurare se il modo di abbracciarsi influenzasse il piacere provato dalle due persone. La conclusione è stata che ciò che influenza di più è la durata. Ciò che questo esperimento ha determinato è che gli abbracci incrociati, quelli che vanno dal collo alla vita, sono i più comuni.

 

Autrice: Carolina Garcia

Traduzione: Margherita Delfini

Fonte:

https://elpais.com/mamas-papas/familia/2022-01-21/abrazar-a-tu-hijo-mucho-mas-que-amor.html?fbclid=IwAR1f-2L5ytVrbKcGSemEvha9tuZIftNk0z340kOGjaOpcrVIYYJQ0EvuI-Q

 

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